Tra le tecniche

philippe-gouttard-02.thumbIl temine “tra le tecniche” è per me un aiuto importante per comprendere cos’è l’aikido. In effetti, il livello della nostra arte è progredito enormemente dal punto di vista tecnico, ma trovo che il tempo che passa tra due tecniche sia oggi mal interpretato.

Per me è molto importante impiegare questo tempo di “non contatto” col partner per prepararsi a rispondere a qualunque domanda l’Uke ci proporrà.

E’ indispensabile mantenere questo tipo di attenzione, perché il corpo senta il ritmo di Uke.

Un attacco non è soltanto un contatto tra due partner, ma una valutazione continua della distanza, del modo in cui Uke si prepara ad “attaccare”.

Per me oggi non esiste che un solo attacco tra Tori ed Uke: il primo. Tutti gli altri servono a decifrare il modo in cui Tori ha proiettato od immobilizzato Uke. In funzione della forza della proiezione, del dolore generato da una torsione del polso, Uke non ritornerà verso Tori nella stessa maniera. E’ dunque indispensabile che il Tori si focalizzi sulla fine della tecnica in modo da concentrarsi sul prossimo contatto, che sarà stato quindi influenzato dalla proiezione o dalla immobilizzazione. Sarebbe bene far questo durante i tempi di riposo, poiché durante lo sforzo il corpo sa esattamente quello che dovrà fare.

imagesL’attitudine di Tori ed Uke è determinante per la prosecuzione della tecnica. In giapponese: ki nagare (lasciar scorrere l’energia) evoca il fiume dove l’acqua non si ferma mai e non è mai fermata. Solo gli ostacoli rallentano il suo ritmo e deviano la sua direzione. Uke è il “nostro ostacolo” e ci fa ritrovare il ritmo giusto, la velocità adatta per non spezzare il ki (l’energia) che vive dentro di noi e ci porta ad andare avanti. Per me c’è solo un modo per restare in questo ritmo, per non sanzionare Uke quando è colto di sorpresa, ed è portare l’attenzione al tempo di riposo, il tempo di non-contatto.

Il non-contatto è qui impiegato nella sua accezione fisica, poiché è bene evidente che bisogna sempre avere un contatto visuale, uditivo e magari anche olfattivo tra i due partner. Per questo penso che tutti i praticanti dovrebbero abbandonare l’obiettivo di “riuscire in una tecnica”, ma piuttosto dovrebbero concentrarsi sul tempo di “non contatto”, al fine di mettere nella pratica una sensazione di riflessione piuttosto che la ricerca di un risultato, mettere in azione i nostri sensi al fine di conservare la bellezza, l’integrità e l’onestà della nostra arte.


Originale in francese di Philippe Gouttard

Traduzione a cura di Pasquale Robustini e Luisa Caporali