L’Aikido al servizio dell’inutile

philippe-gouttardCosa intendiamo per gesti inutili? Sono tutte quelle situazioni o realizzazioni destinate a fallire in partenza. Prendiamo ad esempio gli attacchi con i colpi. Mai, nel corso della nostra pratica, succede che un praticante lasci il tappeto in barella dopo aver ricevuto un colpo. Mai succede che un praticante rimanga al tappeto a causa di un atemi che lo ha raggiunto. Non abbiamo mai preso un colpo diretto dato in piena coscienza da un nostro partner. E mai, dal nostro canto, abbiamo colpito qualcuno violentemente per fargli del male di peoposito o per punirlo di un errore o di una posizione sbagliata. Uke non otterrà mai, come risultato del suo attacco, un attacco nel senso reale della parola. Attaccare: distruggere, vincere, prendere il posto di…

Uke è colui che permette a Tori di esprimersi; mai quest’ultimo viene ferito dalle sue azioni. Per questo motivo crediamo (ne siamo certi) che Uke ad un certo punto abbandonerà la sua azione, a seconda del suo livello, per concentrarsi sul ruolo di Tori. Uke è frustrato nella sua azione perché non potrà mai portare a termine il suo lavoro. Su Katadori, Uke viene semrpe respinto. Anche i suoi attacchi con i colpi vengono sempre fermati. Mentre il Tori, alla fine della tecnica, può sempre proiettare più forte, o su una immobilizzazione può far arrivare Uke ad un livello di dolore che non può sopportare. Naturalmente può anche accadere che Tori venga ferito da un Uke più forte o più avanti nella pratica. Può esserci una qualche resistenza o si può giocare sul piano psicologico, frenare o impedire la tecnica di Tori.

5360_1208047195880_1069707406_649004_707091_nÈ quindi indispensabile, per una pratica piacevole e costruttiva, che i due protagonisti accettino di concentrarsi sui loro gesti cosiddetti “inutili”. Mai dire, prima dell’attacco, per Uke: “in ogni caso è un gesto inutile, se attacco troppo forte rischio di farmi punire da Tori che potrebbe scambiarlo per una aggressione”. Mai il Tori dovrebbe pensare: “Uke è troppo forte o ha un grado troppo alto per me, allora non farò la tecnica con il massimo della convinzione, per rispetto”. Invece è necessario che l’attacco inutile di Uke sia portato nel modo più convincente possibile, per permettere a Tori di realizzare il movimento ai suoi occhi più perfetto. E Tori deve concentrarsi sulla costruzione della sua tecnica e non sul risultato primario, che potrebbe minacciare l’incolumità di Uke e provocargli(le), a lungo termine, lesioni a tessuti. Siamo convinti che certe immagini che i praticanti si creano derivino dall’idea che essi si formano di insegnanti che usano troppo parole che sono adatte solo a loro stessi. Ci sembra quindi molto importante usare parole che siano adatte al livello di un certo praticante e non dire mai, ad esempio, di lavorare senza forza o di rilassassi, quando per lavorare senza forza bisogna averla e per rilassassi bisogna essere capaci di contrarsi.

Abbiamo già parlato di un certo problema in un articolo che metteva a confronto la tecnica degli insegnanti con quella degli allievi. Per l’insegnante la dimostrazione è un esercizio in codice da fare con un allievo che conosce già le sue forme preferite e quello che desidera; mentre per un partner casuale di quello stesso allievo, egli è un perfetto sconosciuto e le nozioni di sottomissione e rispetto sono leggermente differenti.

gouttard3È nostra convinzione che esistano gesti inutili che costruiscono molto bene l’aikidoka, sia fisicamente che mentalmente. Questo perché essi gli permettono di affrontare le montagne (partner più grossi, più forti) o dei miti (partner celebri o loro allievi), facendo il massimo per comprendere come abbiano fatto questi praticanti a raggiungere un tale livello, rivedendo la sua pratica per mettere in armonia quello che ha sempre sognato di fare, ma che il suo corpo o la sua carenza tecnica non gli ha mai permesso di realizzare.

Nella nostra opinione, il ruolo di Uke sta nel sentire di poter costruire il proprio futuro. È normale che il tempo passato e l’esperienza maturata a fare l’Uke siano più importanti dell’Uke stesso. Tutti, più o meno, vogliamo diventare insegnanti. Ma per avere un futuro libero non dobbiamo mai dimenticare il passato e il passato ce lo costruiamo con le ripetizioni di gesti inutili dal punto di vista di un risultato primario, ma molto utili alla nostra evoluzione. Perché un gesto utile sia ben fatto, bisogna, si deve, riuscire a fare tutti questi gesti inutili che, se non ci concentrassimo su di essi, ci renderebbero frustrati, invidiosi dell’altro e frenerebbero il nostro sviluppo fisico, che a sua volta permette quello della nostra corteccia cerebrale. Senza progressione fisica non c’è progressione intellettuale.

Per noi l’aikido è l’arte della trasformazione dei gesti inutili in gesti vissuti, sentiti, per permettere a noi stessi di evolverci e di dare realtà ai sogni dei praticanti e lunga durata alla loro evoluzione personale.


Articolo di Philippe Gouttard
Traduzione dal francese a cura di Pasquale Robustini