Le tecniche del corpo

kono2Per anni allievo di Seigo Yamaguchi, Kono Yoshinori è un artista marziale giapponese studioso delle cosiddette “tecniche del corpo” (身体技法, Shintaigihou).
Nato nel 1949 a Tokyo, Kono ha pubblicato numerosi testi sul bujutsu e su quelle che chiama “tecniche del corpo”, il modo più appropriato ed efficiente di usare il proprio corpo, basato sul bujutsu tradizionale. Recentemente è diventato popolare in Giappone per l’applicazione dei principi del bujutsu in altre aree come gli sport e l’assistenza infermieristica.

Quando era all’università a studiare agricoltura, accadde al giovane Kono di dover dividere dei polli per sesso in due diversi recipienti. Vide con dispiacere che alla fine si calpestavano l’un l’altro e molti morivano. Scioccato dalla brutale realtà dell’effiicacia ad ogni costo per la prosperità economica, Kono cominciò a chiedersi cosa fosse davvero “naturale” per gli esseri umani. La prima risposta la trovò nella tradizione del suo Paese e fu il bujutsu.
Quando si rese conto che anche nel mondo del bujutsu l’efficacia diventa ormai la priorità, cominciò a ricercare il modo più efficiente e naturale di usare il corpo umano attraverso il bujutsu stesso.
Nel 1971, all’età di 22 anni, si iscrisse all’Hombu Dojo di Tokyo per praticare Aikido. Rimase molto colpito da Seigo Yamaguchi e cominciò a seguirlo da vicino, fino a diventare, attorno al 1975, il suo principale uke. Kono ne parla nell’elogio funebre pronunciato per Seigo Yamaguchi: per motivi triviali che non specifica, fu costretto ad abbandonare l’Aikido e Yamaguchi, con le lacrime agli occhi. Era molto giovane e considerava Yamaguchi come un vero maestro di Via, forse l’unico che avesse mai rispettato a quel livello. Grazie a Yamaguchi ebbe la possibilità di avvicinarsi al kenjutsu di Kashima e studiarlo presso Minoru Inaba. Fu poi molto influenzato dal bujutsu di Kuroda Tetsuzan.

Kono si è espresso più volte sulle arti marziali e sulla sua idea di come i giapponesi abbiano “perso” la capacità si eseguire le tecniche tramandate dal passato. Egli attribuisce in gran parte il fenomeno alla modernizzazione del Giappone e alla imitazione dello stile di vita occidentale, al modo di vestire e di mangiare, così come l’educazione fisica, lo sport e l’atteggiamento verso quella che ora è considerata la postura appropriata o l’uso ottimale del corpo. Kono è anche convinto che molte gesta leggendarie, di grande forza e e velocità, di tecniche apparentemente miracolose di artisti marziali del passato non siano poi così implausibili quando si applicano le sue teorie sulle tecniche del corpo – in altre parole crede che i giapponesi abbiano semplicemente dimenticato come muoversi alla stregua dei loro antenati e sono diventati scettici sugli antichi costumi o liquidano sbrigativamente certe gesta leggendarie come mito o folklore per mancanza di comprensione, allontanandosi completamente da ciò che originariamente erano.
Kono è anche molto critico sull’Aikido moderno dichiarando in pratica che le tecniche sono state alterate perché quelle antiche vengono eseguite con l’atteggiamento mentale moderno e con modalità di uso del corpo moderne, tipicamente occidentali.
Egli vede molti recenti “aggiustamenti tecnici” come delle regressioni piuttosto che dei raffinamenti che altri credono di vedere, e spiega con questo il motivo per cui molti non credono che le tecniche di Aikido e di altre arti marziali classiche siano efficaci.

Kono sostiene che la maggior parte del Bujutsu e dei suoi maestri siano ormai scomparsi, rimpiazzati dal Budo moderno che copia semplicemente le pose e le coreografie del passato senza una vera comprensione delle reali motivazioni dell’allenamento e delle tecniche. Ad esempio, Kono ha scritto molte volte che la postura del Kendo moderno, in cui la schiena è diritta ed il petto è all’infuori non ha niente a che vedere con il kenjutsu tradizionale ed in realtà viene dai militari tedeschi che erano in Giappone nel periodo Meiji, quando il paese stava cercando di costruirsi un esercito moderno. Mentre oggi nel Kendo si insegna a sollevare i talloni e a muoversi sulle punte dei piedi come in molti sport occidentali moderni, le antiche scuole di spada giapponesi come la Shinkage-ryu o come il Libro dei Cinque Anelli di Miyamoto Musashi, parlano di pianta dei piedi completamente salda a terra, tallone compreso.

Il termine moderno che Kono utilizza per riferirsi al modo in cui si ritiene che i giapponesi usassero il corpo, in modo particolare a come camminassero prima di essere influenzati dall’occidente, è “namba”. Sembra che la perduta “camminata namba” sia uno dei principi del movimento basilari nelle arti marziali tradizionali (bujutsu) del Giappone, ma anche in arti come il teatro e la danza. La teoria che i giapponesi si muovessero in modo totalmente differente nel passato potrebbe essere una delle regioni per cui i movimenti del bujutsu classico sembrino così innaturali oggi, anche per i giapponesi stessi. Nel bujutsu classico la forza deriva dall’allineamento del corpo attraverso la postura appropriata e da un movimento unificato, che impieghi l’intero corpo, non solo la parte direttamente coinvolta nel gesto. Negli sport occidentali moderni, la potenza è espletata con movimenti di torsione, anche nelle arti marziali attuali. Kono sostiene che i giapponesi abbiamo gradualmente cominciato ad usare il loro corpo in modo diverso, cambiando anche il modo di camminare, a cominciare con la riforma del sistema educativo nel periodo Meiji, quando fu introdotto nelle scuole giapponesi lo stile occidentale di educazione fisica.

Secondo le ricerche di Kono, queste riforme furono introdotte durante le prime ribellioni nel periodo Meiji, dopo che le nuove leve dell’esercito giapponese creato su schemi occidentali, incapaci di correre durante le ritirate, venivano facilmente abbattuti dai ribelli di Satsuma (come nel film L’Ultimo Samurai). Il Giappone non ha una tradizione di educazione fisica o sportiva, e l’atto del correre era relativamente sconosciuto presso la popolazione. Con l’introduzione dell’esercizio fisico a scuola, della dieta occidentale, dei vestiti e di amenità come le sedie, i giapponesi cominciarono gradualmente a muoversi e ad usare i loro corpi come gli europei. Anche l’abbandono progressivo del kimono a favore degli abiti occidentali ebbe secondo Kono una grossa influenza sul modo in cui i giapponesi si muovevano o camminavano.
Se da un lato si crede che i giapponesi camminassero in modo diverso prima delle riforme Meiji, dall’altro non camminavano tutti allo stesso modo. Con le sue ricerche Kono si è convinto che esistessero diverse variazioni della camminata namba e che si potesse identificare il lavoro di una persona dal modo in cui camminava. Pare che questa fosse anche una capacità fondamentale per le spie giapponesi del periodo feudale.

Kono ritiene che i giapponesi del passato camminassero nel modo più ottimale per i loro compiti giornalieri e che la mancanza di movimenti di torsione nella vecchia maniera giapponese di camminare fosse tipica del Giappone. Oltre che nelle sue ricerche su testi antichi, nelle arti marziali o in altre arti quali il Kabuki o la danza, Kono fa notare come in vecchie riprese durante il periodo Meiji sia possibile osservare molte persone che camminano senza torsioni del busto e senza oscillare le braccia.
In sintesi il suo messaggio è: nessuna torsione, nessuna ondulazione, nessun caricamento.
Movimenti sinuosi o ad onda non sono efficienti, così come torcere il busto per caricare un colpo o altro. Sebbene movimenti di torsione abbiano in realtà il potenziale di generare potenza, possono anche “telegrafare” un colpo o un attacco. E’ facile allenare le persone a riconoscere questi segnali per interpretare ed anticipare i movimenti di altri.
Le ricerche di Kono sui movimenti del corpo trovano applicazione in svariati campi, dalle arti marziali agli sport e nella vita di tutti i giorni. Di recente Kono è diventato piuttosto popolare in Giappone per il suo contributo all’assistenza infermieristica. E’ spesso apparso in TV o ha condotto seminari in cui insegnava tecniche di arti marziali applicabili alla vita di tuttii giorni.
Non è questo quello a cui servono davvero le arti marziali?

E’ pur vero che noi pratichiamo Aikido, un tipo di Budo moderno. Kono ha spesso criticato il Budo moderno in genere e l’Aikido stesso come adattati al modo di muoversi occidentale e quindi snaturati. Se è vero questo, la mia speranza va al fatto che Kono ha iniziato le sue esperienze marziali con Seigo Yamaguchi, il genio dell’Aikido che molti insegnanti di oggi, a partire da Seishiro Endo, hanno seguito e apprezzato e a cui io come molti altri faccio riferimento (Philippe Gouttard, Christian Tissier e vari altri). Kono non sembrerebbe criticare l’Aikido di Yamaguchi. Magari per chi segue una linea di Aikido che in qualche modo si ispira a Yamaguchi potrebbe imparare dei movimenti non troppo distanti da quelli che introduce Kono. Ma è anche vero che è facile nel nostro ambito sentir parlare di un Aikido in evoluzione, come gli altri sport, man mano che il corpo umano cambia, in contrapposizione all’Aikido cosiddetto tradizionale che altre linee didattiche portano avanti.
Questo è in contrasto con ciò che afferma Kono? Forse non del tutto. I movimenti che Kono effettua nei suoi video non mi sono del tutto estranei. Nel suo elogio funebre a Yamaguchi, Kono ricorda due occasioni in cui, sebbene fossero passati molti anni da quando aveva smesso di praticare Aikido, degli europei che l’avevano visto in azione gli avessero chiesto se mai si fosse allenato con Yamaguchi. Il suo modo di muoversi ricordava loro quello del grande shihan. Se Kono lo racconta per far capire quanto fosse stato influenzato da Yamaguchi, forse chi pratica Aikido con seguaci di Yamaguchi potrebbe non essere tanto lontano dai movimenti naturali delle tecniche del corpo di Kono Yoshinori.

P. Robustini


Parzialmente tradotto e riadattato da: Kono Yoshinori su gottsu-iiyan.ca/gottsupedia
L’elogio funebre a Seigo Yamaguchi, di Kono Yoshinori su gottsu-iiyan.ca/gottsupedia