La Bellezza dell’Aikido

budo7

Ho pensato questo articolo più per chi si avvicina all’aikido ora o comunque lo pratica da poco. In particolare è diretto ai miei nuovi adepti.
All’inizio è normale concentrarsi sulle tecniche. Il problema è imparare i nuovi movimenti ed utilizzarli nel modo in cui vengono descritti. Già questo può essere molto difficile per chi comincia, specialmente se non è più molto giovane. Aikido si può cominciare a qualunque età. Personalmente credo che non si debba essere davvero troppo giovani perché più si è giovani e più è difficile capire il vero significato profondo dell’aikido.

Tradizionalmente si usa dire che finché non si raggiunge la cintura nera non si è allievi di aikido. La parola dan in giapponese significa semplicemente grado. Chi ha la cintura bianca non ha un grado, è un “mudansha”; così vengono definiti i praticanti di aikido finché non raggiungono il 1º dan. E c’è una ragione per questo. I praticanti che non hanno ancora la cintura nera devono, per forza di cose, concentrarsi solo sulle tecniche. Soltanto quando le sapranno eseguire tutte correttamente, potranno cominciare magari ad allenarsi senza pensare troppo ai movimenti che devono fare. Ed è qui che comincia un nuovo tipo di allenamento, un nuovo cammino.
Voi ancora non lo potete immaginare, e vi assicuro che neanche molte delle cinture nere, anche di grado superiore, lo hanno ancora capito, ma lo scopo della pratica dell’aikido in realtà non c’entra nulla con l’esecuzione delle tecniche.
pasq1Certo, bisogna imparare la corretta esecuzione di ogni tecnica. Ma finché non arrivate ad un livello abbastanza avanzato, non potete accorgervi che in realtà quelle tecniche non servono a buttare giù un avversario. Questo è un concetto molto difficile da capire.
Molte persone si avvicinano all’aikido attratti dall’idea di imparare un modo per tirare giù un avversario anche più grande e pesante, oppure per imparare a cadere o a difendersi. Non dico che tutte queste cose non si imparino durante gli allenamenti di aikido. E va anche benissimo che durante i primi anni ognuno di noi si concentri su uno di questi aspetti che lo interessa di più. Fateci caso: anche chi ha la cintura nera molte volte è affascinato da nuovi modi di eseguire le tecniche, da tecniche mai viste prima. Alcuni arrivano a lamentarsi che si facciano sempre le stesse cose, le solite tecniche, ogni volta. Anche quando si paga per andare gli stage, il grande maestro fa fare sempre le stesse, solite, noiose cose. Ebbene, vi dico che la chiave per scoprire il vero significato profondo dell’aikido è proprio quella di ripetere sempre le stesse cose.

Smetteremo di pensare a come dobbiamo muoverci, cercheremo di rilassarci per non perdere il respiro, non andremo più di fretta per mostrare quanto siamo forti per non sprecare fiato. 


E ripeto, è molto difficile capirlo ora che il vostro compito è studiare la tecnica ed imparare nuovi movimenti. Ma sappiate già da adesso che tutto questo vi servirà un giorno per trovare qualcosa che non vi aspettavate di voler cercare quando avete iniziato la pratica dell’aikido.
Lo so, è facile venire attratti da chi esegue tecniche spettacolari, potenti e veloci e che magari ci fanno pensare: ma come fa a farlo? È facile venire attratti dall’efficacia delle tecniche nel fermare un attacco, disarmare un avversario, proiettarlo o bloccarlo a terra. Molto più difficile è capire cosa ci sia veramente dietro. Probabilmente un indizio potrebbe darlo il numero di allievi che segue un dato insegnante: gli insegnanti con allievi più numerosi sono in genere quelli che puntano sulla spettacolarità, sulla velocità e sulla potenza delle tecniche. Gli insegnanti che vogliono far capire il significato profondo delle tecniche di solito hanno poche persone a seguirli.
Una volta, il maestro di arti marziali era lui a scegliere i suoi allievi: li selezionava severamente, ammettendo presso il proprio dojo solo chi riteneva potenzialmente meritevole. L’inizio del periodo di pratica era di solito durissimo, perché il maestro aveva bisogno di capire quali fossero le reali motivazioni degli allievi che avevano passato la prima selezione. Oggi sono gli allievi che scelgono il maestro, principalmente in base al fatto che il suo dojo è vicino casa o vicino al lavoro. Poi sicuramente contano i prezzi, le offerte fatte dalla palestra che ospita il dojo. In ultimo forse  conta qualcosa anche la fama, il grado e la reputazione dell’insegnante (che quindi non è più un maestro). Infatti questo è uno dei tanti motivi per cui a me non piace essere chiamato così.
gouttardMa sono sicuramente uno che è più avanti di voi nel nostro comune percorso, quindi posso mostrarvi la strada, illuminarvi la via, come si usa dire. Ma ci vuole tempo. Per adesso posso soltanto illustrarvi le tecniche, aiutato dalle mie cinture nere di cui sono molto orgoglioso. Quando arriverà il tempo, starà a voi capire e scegliere di voler fare quel passo in più, quel salto di qualità che al momento tocca proprio alle cinture nere che mi stanno aiutando ad insegnarvi le semplici tecniche. Ma per farlo bisogna uscire di casa, frequentare i cosiddetti stage; solo in quelle occasioni si possono incontrare persone diverse, che si allenano con metodi diversi e praticano un aikido diverso dal nostro. Magari la loro pratica ci irriterà. Magari qualcuno ci provocherà anche dolore che non siamo pronti ad accettare – ma dobbiamo farlo. Perché solo così si può crescere. Lo stage è lontano? Magari all’estero? Costa? Fa tutto parte dell’allenamento…

L’insegnante ha sempre mostrato nikyo in un certo modo. E d’un tratto cambia tutto, adesso si fa così, è diverso, come nella vita.


Magari capiterà sotto il sole cocente, dentro una palestra con poca aria umida, con il keikogi pesante dal sudore, con un partner difficile da muovere. Smetteremo di pensare a come dobbiamo muoverci, cercheremo di rilassarci per non perdere il respiro, non andremo più di fretta per mostrare quanto siamo forti per non sprecare fiato. Certamente non ci metteremo a chiacchierare fra una tecnica e l’altra per risparmiare il fiato. E magari così scopriremo che la nostra tecnica finalmente fluisce senza che noi ci pensiamo. Ed è allora che pian piano cominciamo scoprire qualcosa di più profondo dentro di noi mentre pratichiamo. Solo allora potremo cominciare a capire che le tecniche sono solo un mezzo per arrivare a questo, così come lo è anche il nostro partner. Solo allora smetteremo di chiederci se una tecnica di aikido funzionerà quando saremo attaccati per strada. Solo allora smetteremo di chiederci chi è più forte di noi e chi è meno forte di noi sul tatami. Magari cominceremo a praticare più per il nostro partner che per noi stessi, per far vedere quanto è bravo/a lui/lei, non per mettere in mostra noi stessi.
Solo allora smetteremo di essere abbagliati da chi esegue le tecniche con velocità e potenza (credetemi, quello è solo un circo che serve a vendere i biglietti). Non è facile, non tutti lo fanno, ma posso dirvi che io l’ho fatto.
aikidoromanord_hakamaInterrogato durante un pranzo sul perché avesse scelto l’aikido come sua professione, Philippe Gouttard diede la più bella risposta che io conosca: perché è lo sport più simile alla vita. Beh, io non userei la parola Sport, perché sicuramente non lo è visto che non ci sono gare e premi. Ma sicuramente ha dato una bellissima definizione della disciplina che pratichiamo.
Degli esempi? Eccoli:
Oggi sono stanco, non ho voglia di allenarmi. Ma vado lo stesso, come se avessi un impegno di lavoro o di un impegno di genitore per cui non potrei trovare scuse.
Quante volte nella vita si cade e bisogna rialzarsi? Bisogna anche cercare di cadere bene e di rialzarci anche meglio!
Non importa quanto forte spingiamo, ma non riusciamo a muovere un nostro partner. Quante volte nella vita insistiamo sempre nella stessa direzione e non riusciamo mai ad andare avanti? Proviamo a cambiare direzione, forse riusciremo a muovere il nostro partner e magari anche cambiare vita.
L’insegnante ha sempre mostrato nikyo in un certo modo. E d’un tratto cambia tutto, adesso si fa così, è diverso, come nella vita.
Non sempre possiamo sceglierci compagni di lavoro o anche per esempio i nostri parenti. Però dobbiamo comunque trovare un modo per andare avanti assieme. Chiedetevelo la prossima volta che vi capita di praticare con un partner che non vi piace.
In aikido si impara a perdere. A perdere bene, con onore, senza sensi di colpa. Soprattutto si impara ad andare sempre avanti, a ricominciare, anche dopo che si è perso diverse volte.
Non è facile? Lo so. E chi ha detto che la vita è facile?
È questa, credetemi, la vera bellezza dell’aikido.