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Intervista a Morihiro Saito (1988)

imagesIl guardiano del Santuario dell’Aiki, Morihiro Saito, cominciò ad allenarsi con Morihei Ueshiba ad Iwama nel 1946 all’età di 18 anni. Durante il suo periodo da uchideshi, il Maestro Saito apprese le tecniche di bastone e spada direttamente dal Fondatore. In questa intervista, condotta  il 24 giugno 1986 a Roma e nel marzo 1991, il Maestro Saito parla delle sue esperienze con O’Sensei, dei suoi inizi all’Aikikai, del suo dojo e dei suoi sistemi di allenamento.

saito0001In che modo O-Sensei insegnava jo e ken ad Iwama nel dopoguerra? Sappiamo che lei è entrato al dojo di Iwama nell’estate del 1946. Praticava jo e ken oltre al taijutsu subito dopo essere entrato al dojo?

Si, li praticavo entrambi. Siccome non potevamo praticarli nel pomeriggio, lo facevamo durante gli allenamenti del mattino. Dopo esserci alzati ci sedevamo difronte al kamisama in seiza per 40 minuti e poi iniziavamo la pratica. La pratica era solo per gli uchideshi ma fecero un’eccezione e mi fu permesso di unirmi a loro.

Chi erano gli uchideshi in quei giorni?
I Maestri Abe, Tohei, Kasuga, Ishihara, che oggi è a capo dello Ishihara Sangyo, ed altri andavano e venivano. Kisshomaru Sensei, Tohei Sensei ed Abe praticavano tutti il ken ed il jo. Veniva anche il Maestro Yamaguchi ad Iwama. Era circa il 1951 o 52. Il Maestro Tohei veniva accompagnato dai suoi studenti portando il riso dalla prefettura di Tochigi e rimanevano nel dojo per la pratica. All’inizio veniva al dojo in bicicletta. Oggi ci vogliono 50 minuti in macchina! Era molto dura fare il pendolare da Tochigi.

Comunque, quando O-Sensei spiegava l’Aikido diceva sempre che il taijutsu (tecniche con il corpo) e le tecniche di ken e jo erano la stessa cosa. Cominciava sempre a spiegare l’Aikido usando il ken, come si vede nei filmati. Agli inizi della nostra pratica col ken, O-Sensei ci diceva semplicemente di colpire. Nient’altro.

Vi erano degli attacchi tsuki (affondi) col bokken?

No, assolutamente. Ci diceva solo di colpirlo. La pratica del ken cominciava da lì. Dato che da piccolo avevo praticato Kendo, in qualche modo cercavo di affrontare la situazione. Poi mi chiese di preparare un supporto per il tan-renuchi (allenamento ai colpi). Così raccolsi della legna e costruii un supporto. O-Sensei si infuriò e me lo distrusse a colpi di bokken. Mi disse, “Questa legna sottile è inutile!” Così ho dovuto pensare a qualcos’altro. Tagliai due grossi pezzi di legno e ci infilai dei chiodi per tenerli insieme. Questa volta O-Sensei mi fece i complimenti. Comunque, anche quel supporto durò meno di una settimana. Perciò cercavamo di colpire in punti diversi per preservare il legno. Dopo una settimana andai di nuovo a tagliare la legna per farne un altro. A quel tempo sulle colline c’erano molti alberi. Era così che ci allenavamo per i colpi col ken. Si allenano i fianchi e le braccia ed anche gli uchikomi (colpi di potenza). Gli ho dato io stesso il nome “tan-renuchi”.

O-Sensei praticava spesso il tanrenuchi?

Certo. Diceva, “Colpisci ancora 100 volte”. O-Sensei viveva dall’altra parte del santuario. La casa era a circa 200 metri dal dojo ma ora non c’è più. Ogni mattina noi ci allenavamo a colpire il supporto. Se non facevamo dei kiai abbastanza forti, ci rimproverava. Dato che c’erano solo uno o due vicini non avevamo problemi. Mentre praticavamo, alcuni dei deshi si stancavano, smettevano di colpire e urlavano soltanto. O-Sensei sentiva le urla che risuonavano come se si stessero davvero allenando. Alcuni finirono per urlare dal letto (ride). Sembra una barzelletta ma è successo davvero.

Mentre l’allenamento progrediva, ci fu insegnato quello che ora chiamiamo “Ichi no Tachi” (prima pratica di spada a coppie). Ci insegnò solo questo per 3 o 4 anni e nient’altro. Tutto quel che facevamo era colpire finché eravamo completamente esausti e cominciavamo a perdere l’equilibrio. Quando arrivavamo al punto di non poterci più muovere, ci segnalava che era abbastanza e ci lasciava andare. Abbiamo fatto solo questo per la pratica del mattino, ogni giorno. Negli ultimi anni, Sensei mi diede quasi sempre lezioni private. Il Maestro Tohei si sposò e tornò a casa; Kisshomaru Sensei pure si sposò e si trasferì a Tokyo. Anche gli altri uchideshi tornarono a casa.

images (1)Che tipo di spiegazione dava O-Sensei per il jo ed il ken?

Per la pratica del jo, si limitava a rotearlo come un fulmine davanti a noi. Lo imitavamo e basta. Quando non ci riuscivamo diceva, “Se guardate bene capirete!”. Poi ci mostrava di nuovo il movimento, ma più velocemente. Era anche più difficile capirlo. E lui ripeteva, “Se guardate bene capirete!”, e lo rifaceva ancora più veloce. Alla fine non capivamo più niente (ride). Roteava il jo in tanti modi diversi mentre ci mostrava i movimenti. Ci dava delle spiegazioni di come una tecnica veniva usata a seconda del tipo di attacco. Era diverso dagli awase, o tecniche col partner. Lo faceva senza un partner. Immaginava di avere un nemico difronte e rapidamente ci mostrava tecniche per situazioni varie, come per quando si è attaccati in un certo modo, con un affondo, un colpo.

O-Sensei dava dei nomi ai movimenti con il jo?

No, niente nomi. Ci diceva semplicemente di fare questo o quello. I nomi vennero utilizzati parecchio dopo. Quando iniziai io stesso ad insegnare, capii che il metodo di O-Sensei non sarebbe stato appropriato e classificai ed organizzai le sue tecniche di jo. Ho riarrangiato tutto in 20 movimenti di base che ho chiamato “suburi” e che includono tsuki (affondi), uchikomi (colpi), hassogaeshi (movimenti ad otto) e così via in modo da semplificare la pratica per gli studenti.

http://www.youtube.com/watch?v=60y2LG01s0I

I 10 suburi di jo

Quanto tempo dopo che lei entrò al dojo di Iwama cominciarono ad arrivare studenti universitari per allenarsi?

Cominciarono a venire quando O-Sensei era ancora attivo. Gli studenti dell’Università di Kanagawa, della Tohoku Gakuin e dell’università di Ibaragi venivano ad Iwama ogni anno, mentre O-Sensei e sua moglie stavano ancora bene. O-Sensei rimproverava gli studenti all’Hombu Dojo se usavano il jo od il ken, ma mi guardava sorridendo quando insegnavo quelle armi agli studenti la mattina difronte al santuario. Non so che distinzioni facesse tra di noi, ma una la faceva di sicuro.

Agli studenti universitari insegnava i kata da lei sviluppati?

No. Quello avvenne parecchio dopo. O-Sensei si sarebbe arrabbiato se avessimo insegnato nel modo “uno-due-tre”. Il suo modo di insegnare poteva andar bene per lezioni private, ma se bisogna insegnare a 30 o 40 persone alla volta il metodo “uno-due-tre” è il solo efficace. E’ per questo che ho dato un numero a ciascuno dei suburi. Alla fine il tutto è diventato “i 31 movimenti del kata di jo”. Anni dopo ricevetti una visita da uno degli universitari di quel periodo. Penso fosse uno studente dell’Università dell’Educazione di Miyagi. Mi disse, “Sensei, ma non erano i 30 movimenti del kata di jo?”. E io risposi “adesso ne abbiamo 31!” (ride). Al quel tempo erano 24. Forse perché includemmo alcuni movimenti di jo in hayagaeshi e ciò porto ai 24 movimenti. Comunque non era abbastanza per imparare e così ho diviso i movimenti fino ad arrivare a 31. La gente arrivò poi a chiamarli “i 31 movimenti del kata di jo” senza che io me ne rendessi conto.

Quando mi fu insegnato il suburi di spada ero abituato a roteare la spada con lo stile del Kendo. O-Sensei mi disse che non andava bene e mi fece fare una pratica parziale dei suburi. Devi prima praticare i suburi per riuscire a praticare i kumitachi. E’ come imparare a prendere la palla prima di essere capaci di giocare a baseball. Le basi da imparare per i kumijo ed i kumitachi sono i suburi. E’ per questo che ho fatto i sette suburi di spada. Non si dovrebbero praticare i kumitachi prima di aver padroneggiato i sette suburi. Non si può fare e si corre anche il rischio di farsi male. Se si passa alla pratica dei kumitachi dopo aver imparato i suburi e gli awase (pratiche con un partner), si imparerà una buona forma e si eviteranno infotuni. Per i kumijo si dovrebbe prima imparare i 31 movimenti del kata di jo ed i 20 suburi in modo appropriato. Questo è il corretto ordine di pratica. Per il taijutsu pratichiamo le tecniche per il flusso del ki solo dopo aver praticato le basi. Non possiamo chiamare quel che facciamo un’arte marziale se pratichiamo solo tecniche per il flusso del ki ignorando le basi.

images (2)Quando O-Sensei mostrava i movimenti di ken e jo sembrava farlo con estrema rapidità. Immagino fosse così anche per i 31 movimenti del kata di jo.

Sebbene non usasse un metodo uno-due-tre, insegnava sempre con molta pazienza e spiegava in dettaglio quello che dovevamo fare. I kata del Maestro Tohei sono inferiori di numero e così la gente pensa che a lui fu insegnato in un modo e a me in un altro. Ma non ne sarei sicuro. O-Sensei mi ha anche mostrato diversi kata. Comunque riesco a ricordarmene solo la metà. I “31 movimenti del kata di jo” è ciò che ho creato utilizzando i kata che mi ricordavo.

Sembra che i 31 movimenti siano la base del suo insegnamento del jo.

Si, ma dato che sono una forma che il Fondatore ci ha lasciato, non dovremmo chiamarli “i 31 movimenti del kata di jo”. Come allievo del Fondatore, non posso fare nessun cambiamento ai kumitachi o ai 31 kata. Altri sono liberi di farlo ma finché sono io il responsabile del dojo di O-Sensei, devo fare esattamente ciò che da lui ho imparato. Ad esempio, il secondo kumitachi è più difficile del terzo. Alcuni suggerirono che rimpiazzassi il secondo con il terzo perché nessuno si sarebbe accorto della differenza. Ma risposi che non potevo farlo perché io la vedevo la differenza.

http://www.youtube.com/watch?v=kKxZz2g0Gow

I 31 kata di jo

O-Sensei le diede qualche spiegazione su come egli stesso avesse studiato il ken e il jo o da dove avessero avuto origine queste arti?

Una volta mi mostrò un rotolo con delle descrizioni sui kata. Non ricordo di che scuola fosse, ma c’è una persona che ha fatto ricerche su questa arte e venne a trovare O-Sensei con una copia del rotolo. Intendo una copia fatta a mano. Il Fondatore gli parlò di quell’arte e l’uomo andò via soddisfatto lasciando al dojo la sua copia. Mi mostrò quella copia quando stava mettendo ordine tra le sue cose nella vecchia casa. Mi disse di dargli un’occhiata. Lei sa che io eseguo delle varianti dei cinque kumitachi. Beh, nella copia c’erano termini come “riari” e “tokuari” scritti con inchiostro sumi. Riari e tokuari sono le varianti che faccio. Sensei mi mostrò questa copia e mi spiegò che riari significa una data forma e che tokuari è una variante di questa forma. Comunque, una volta che il Fondatore eseguiva questi movimenti, essi divenivano stile aiki o stile Ueshiba.

Sarebbe interessante scoprire di più su quest’arte arte precorritrice.

Non so cosa fosse e non lo sa neanche Kisshomaru Sensei a quanto pare. Sa che ho solo una serie di foto a riguardo, scattate da Kodansha nel vecchio dojo di Noma. Le ho trovate che erano semidistrutte e le ho prese per spazzatura mentre facevo ordine in un magazzino. Il colore era sbiadito. Quando ho detto ad O-Sensei delle foto disse che non ne aveva bisogno e le lasciò a me.

Non tutti sanno che lei insegnò come shihan all’Aikikai di Tokyo per lungo tempo. Ci vuole raccontare qualcosa di quel periodo?
Insegnavo all’Aikikai una volta a settimana, tranne che nel 1961, quando il Maestro Ueshiba andò alle Hawaii con Nobuyoshi Tamura. Eravamo a corto di personale a Tokyo, così insegnai due volte a settimana in loro assenza. A parte quello, insegnavo principalmente la domenica.

Durante le sue lezioni domenicali insegnava il ken ed il jo dopo il taijutsu, vero?
Si, con l’approvazione di OSensei, insegnavo tecniche di armi per gli ultimi 15 minuti di pratica.

L’attuale sanjuichijo (i 31 movimenti di jo) era già stato definito prima della morte di O’Sensei?
Si, quando l’ho imaparato io, il kata era già completo, ma quando il Maestro Koichi Tohei (attualmente a capo dello Shinshin Toitsu Aikido) venne ad allenarsi ad Iwama non era ancora stato perfezionato. Quello che ha imparato lui era diverso da quello che avevo imparato io, probabilmente perché il modo di insegnare di OSensei non era ancora ben sviluppato. Quando imparavo da OSensei, le sue tecniche includevano tutte le tecniche con le armi, compresi i kumitachi. Ad un certo punto ad Iwama non c’era rimasto più nessuno tranne me, così mi sono allenato con OSensei da solo. Il suo modo di insegnare divenne sempre più più elaborato.

sai_os_1955cHa mai insegnato i kumijo a Tokyo?
Non proprio, tranne che a poche persone in posti strani, come sui tetti dei palazzi. Insegnavo il jo come una forma di 27 o 28 movimenti, che divennero 31 movimenti quando scoprii che era più facile da capire per gli studenti. Proprio come il mio Aikido alla fine è stato chiamato “Stile di Iwama”, il nome “sanjuichijo” che ho dato a questo kata è rimasto.

Cosa deve fare un aikidoka se vuole venire a praticare ad Iwama dall’estero?
Bisogna avere una lettera di presentazione di qualcuno. Poi bisogna rimanere per almeno 10 giorni. Se non si proviene da un dojo direttamente affiliato a noi, è difficile imparare qualcosa durante una sola settimana e queste persone potrebbero andar via senza aver capito niente e poi parlar male di noi. Per i miei studenti una settimana è abbastanza, ma per una persona di una scuola diversa sono necessari almeno 10 giorni. Meno di questo potrebbe essere controproducente. Prenda il caso degli studenti dell’università giapponese che venivano ad allenarsi ad Iwama durante le vacanze estive. Le loro anche non sono assolutamente allenate, così devo correggere i loro movimenti di anca ogni mattina durante la pratica delle armi. Cominciano ad utilizzare le loro anche in modo corretto circa una settimana prima di andare via, proprio quando io sto per arrendermi. Sono necessarie per loro tre settimane per capire questa base importante. Anche in dieci giorni non è facile, ma quelli che arrivano ad Iwama dall’estero sono persone in gamba e si allenano duramente.

Come passano il tempo gli uchideshi ad Iwama?
Il complesso del dojo è molto esteso e non può essere pulito in una volta sola. Quando ci si alza la mattina bisogna prima ripulire la propria stanza, poi l’area della pratica e poi spazzare con cura difronte all’altare. In estate bisogna tagliare l’erba, così a volte mi aiutano con la falciatrice. Per me sarebbe impossibile tenere pulito il tutto da solo e quindi gli studenti mi aiutano a farlo. Grazie ai loro sforzi l’altare è sempre ben tenuto. Senza questo lavoro la loro vita sarebbe più comoda, ma hanno tutti molta pazienza, sono brave persone e non ho mai avuto lamentele.

Insegna ancora tecniche con le armi ogni mattina?
Si, certo. Gli studenti fanno anche pratica libera. C’è spazio a volontà nel nuovo dojo, così sono liberi di praticare i kata. Sono contento che agli studenti stranieri piaccia praticare nel nuovo dojo, ma consideriamo ancora come quello principale il dojo originale e preferiamo allenarci lì, quando possibile.

Per molti anni avete tenuto campi d’addestramento (gasshuku) al dojo di Iwama, vero?
Li abbiamo tenuti fin dai tempi di OSensei. Era sempre felice quando sentiva che avremmo tenuto un campo d’addestramento. Per prepararci a quei campi ci facevamo da soli il futon (letto). Ogni notte dopo la pratica cucivamo le coperte dei futon e le riempivamo di cotone.

new_dojoMi sorprende sentire che dovevate fare cose del genere! Quante scuole partecipano oggi ai vostri campi d’addestramento?
Abbiamo l’Università di Hirosaki della Prefettura di Aomori e l’Università Femminile di Tohoku, entrambe dal nord del Giappone, l’Università di Tokushima dal Shikoku, ed altre come l’Università della Prefettura di Osaka, l’Università di Iwate, di Tohoku, la Tohoku Gakuin, l’Università dell’Educazione della Prefettura di Miyagi, l’Università di Kanagawa e quella di Nihon. Dato che vengono tutti insieme a marzo, è difficile trovare una sistemazione per tutti.

Sono campi di addestramento combinati?
Si, quando i club sono sotto lo stesso shihan. Ad esempio, quando l’Università Medica di Aichi tiene un campo d’addestramento, partecipa pure l’Università di Kanagawa.

La prima volta che lei viaggiò all’estero per insegnare fu nel 1974 e da allora ha viaggiato quasi una volta all’anno, forse più di ogni altro shihan?
Ci sono molti inviti che non posso rifiutare, sebbene visiti solo i dojo dei miei studenti. Ma di questi tempi cerco di restare qui il più possibile a causa del gran numero di studenti che c’è e per il bene di chi viene a studiare ad

Iwama. Storicamente, penso che l’Aikido si sia sviluppato da situazioni in cui un samurai non poteva usare la spada.

Alcuni critici affermano che l’Aikido non funzionerebbe contro tecniche di combattimento più moderne, come il Karate. Lei che ne pensa?
L’Aikido comprende il tanto dori (difesa da coltello), tachi dori (difesa da spada), e jo dori (difesa da bastone). Durante queste tecniche, se si permette alla lama anche solo di toccare il corpo si può restare uccisi, mentre un pugno o un calcio non possono farlo, a meno che non colpiscano un punto vitale. Una spada ha bisogno solo di un leggero contatto per ferire gravemente od uccidere e noi impariamo a difenderci da una spada a mani nude. Se teniamo in mente questo, si tratta di un allenamento valido.

iwama_jinjaPensa che l’Aikido senza atemi possa essere efficace contro un attacco di potenza?

L’Aikido comprende gli atemi, sebbene naturalmente l’allenamento non sia la stessa cosa della realtà, infatti non applichiamo l’atemi a pieno nel dojo. Nel taijutsu, l’atemi è un elemento vitale che enfatizziamo molto nel nostro dojo. Nella mia esperienza ho potuto constatare che oggi gli atemi non vengono insegnati in molti dojo d’Aikido, ma nei filmati si vede che O’Sensei li utilizzava spesso. Oggi l’Aikido è insegnato in molti modi diversi ed è un  bene poter imparare da insegnanti diversi. Non dovremmo proibire agli studenti di andare da altri maestri. Ci sono alcuni shihan che ne fanno un vero problema, ma io penso che si sbaglino.

Nell’Aikido l’atemi è usato specialmente contro attacchi da arma; lei pensa sia auspicabile che gli aikidoka imparino ad affrontare attacchi tipo quelli di Karate, ora che sono così diffusi?
Si, penso che si dovrebbe. Non va evitato. Ci sono molte tecniche di base che ci possono insegnare ad affrontare il Karate, così come tsuki e yokomenuchi. Un gruppo fondato da alcuni dei miei studenti pratica una forma di difesa contro attacchi di Karate molto interessante. Un 4° dan sia di Aikido che di Judo è in grado di schivare attacchi di Karate per poi entrare e proiettare o bloccare il suo attaccante in una splendida esibizione di tecniche

di Aikido. Raccomanderei anche un’intensa pratica di tecniche come yokomenuchi e tachi dori.

Lei pone una grande enfasi sulle armi e basa il suo insegnamento sui principi della spada. Cosa pensa dell’attuale situazione dell’Aikido altrove?
Non conosco altro Aikido che quello di O’Sensei. Mi è stato insegnato da O’Sensei dai 18 ai 41 anni e l’ho servito allo stesso modo di uno studente interno, quindi non conosco altri insegnanti. Molti shihan creano nuove tecniche e penso che sia una cosa meravigliosa, ma dopo averle analizzate sono ancora convinto che nessuno può sorpassare O’Sensei. Penso sia meglio seguire le forme che ci ha lasciato. Oggi la gente è portata ad andare per la propria strada, ma finché sarò coinvolto, continuerò a praticare le tecniche e le forme che O’Sensei ci ha lasciato.

In precedenza abbiamo parlato del fatto che gli studenti hanno problemi a muovere le anche correttamente. Potrebbe spiegarci in maggior dettaglio l’importanza dell’uso dell’anca nella pratica?
Il Fondatore spiegava che la chiave per un lavoro efficace con le anche è nelle gambe e che il lavoro del cervello dipende dalle braccia. Ciò significa che le anche non possono essere stabili se le gambe non sono salde. Per  questo io insisto coi miei studenti di tenere il piede arretrato in linea con quello avanzato quando sono in guardia. Non è corretto spostare il piede arretrato da quella linea. Sebbene possa essere corretto adottare una guardia con il piede arretrato vicino alla gamba avanzata, penso che una guardia con le gambe salde sia la cosa migliore. Quando ci si volta indietro velocemente mantenendo il piede avanzato sulla linea, si dovrebbe essere in grado di recuperare la posizione di guardia. Ma se i piedi non sono in linea non si potrà assumere la posizione di guardia agevolmente dopo una rotazione di 180° senza correggere la posizione del piede arretrato. Si perde controllo ed il movimento diventa lento. Di recente ho molto insistito sulla guardia, anche se forse non è un bene concentrarsi troppo su questo. Ogni volta che vedo dei movimenti goffi negli studenti scopro che posizionano le gambe in modo errato. Se muoviamo gli arti nell’ordine sbagliato, non avremo più una tecnica efficace. Se non si possono muovere correttamente i piedi non si sarà in grado di usare le anche in modo efficace.

Insegna spesso le tecniche in “ki no nagare” ad Iwama?
Si, ma solo come parte di una progressione.

stan_saitoChe intende per progressione?
Mi riferisco all’ordine in cui le tecniche vengono insegnate. All’inizio si parte con la pratica “dura”, poi insegniamo il “ki no nagare”, lo studio dei movimenti con un partner in movimento. Esistono molti tipi di ki no nagare, compresi stili lenti, veloci e liberi. Penso che chiunque debba imparare queste tecniche, ma bisogna imparare molte altre cose prima. Perciò il ki no nagare è chiamato l’ultimo livello.

Se pratichiamo prima il ki no nagare che problemi possiamo avere?
Se si comincia praticando il ki no nagare, a meno di essere molto abili, si perderebbe la sincronizzazione e non si sarebbe capaci di fare nulla se le braccia ci venissero tenute con forza. Non si può diventare forti o ben allenati in questo modo. Il Fondatore diceva che se vogliamo essere forti dobbiamo praticare ripetutamente a partire dalle prese. Ma oggi, per poter insegnare agli studenti universitari, che studiano solo per tre o quattro anni, mischiamo il ki no nagare con la pratica ordinaria. E’ un grosso errore credere che ad Iwama non sia praticato il ki no nagare. Il ki no nagare di Iwama è eseguito fedelmente come lo insegnava O’Sensei.Lo stile di O’Sensei

ci permette di muoverci in modo fluido anche se siamo fuori tempo ed un avversario ci trattiene con forza; anche se il nostro movimento è trattenuto per un momento, possiamo muoverci senza problemi con lo stile di O’Sensei.

Dato che l’Aikido ha origine dalla spada ed i movimenti di taijutsu sono basati sui movimenti della spada, è necessario lo studio di ken e jo nella pratica dell’Aikido?
L’Aikido che ho imparato consisteva sia nel taijutsu che nelle tecniche con le armi. Possiamo usare qualunque tipo di arma, ma usiamo principalmente ken e jo. E’ l’unica spiegazione che posso dare. Il Fondatore spiegava l’Aikido da molti punti di vista diversi a seconda del periodo o di quel che aveva in mente. Diceva che l’Aikido è taijutsu che incorpora i principi della spada. Perciò credo che aikiken ed aikijo corrispondano ad hanmiken ed hanmijo. In altre parole, le tecniche delle armi sono espresse col taijutsu, permettendoci di entrare nello spazio dell’avversario e proiettarlo. Le tecniche basate sulle armi nel taijutsu ci permettono di attaccare un avversario e proiettarlo. Penso che il taijutsu e le tecniche con le armi debbano avere una relazione, che non è né troppo stretta né troppo lontana. Al dojo di Iwama insegno armi solo una volta a settimana, quindi sicuramente insisto molto sul taijutsu. Ma penso sia mio dovere, come uno che ha ricevuto il diretto insegnamento del Fondatore, insegnare ken e jo ai miei studenti e mantenere l’insegnamento tradizionale che il Fondatore ha lasciato ad Iwama.

Dato che non ci sono molti dojo dove il ken viene insegnato, cosa possiamo fare se non troviamo un dojo nella nostra area dove imparare ken e jo?
Ad Iwama affittiamo il Budokan (sala per arti marziali) municipale per le lezioni sulle armi ogni giovedì, quando il dojo di Ibaragi è chiuso. Non ci sono lezioni sulle armi per chi si allena solo la sera al dojo di Iwama.

Quanto è grande il nuovo dojo?
Può ospitare circa 30 persone. Badate bene, io praticavo da solo con O’Sensei, quindi il dojo era abbastanza grande per tutti e due. D’altra parte, quando gli studenti anziani di allora, come Tadashi Abe, praticavano con O’Sensei, noi aspettavamo il nostro turno osservando ed O’Sensei ci istruiva uno ad uno. Insegno in quel modo anch’io se necessario. Quando è bel tempo teniamo l’allenamento domenicale all’aperto, dato che c’è ampio spazio. Quando insegno in un dojo che non ha molto spazio all’aperto, adotto il metodo di O’Sensei e lavoro con i singoli studenti ad uno ad uno. Ad ogni modo, O’Sensei diceva che un limitato numero di tecniche di spada ha fatto parte del Jujitsu fin dai tempi antichi. Con queste tecniche si entra con il corpo in modo tale che l’avversario non può evitare i nostri movimenti. Sono il solo a cui O’Sensei ha insegnato questo, perciò ovunque io vada molti hanno obiezioni sui miei insegnamenti.

Posso immaginare le sue difficoltà, date le circostanza, a rimanere aderente a ciò che O’Sensei le ha insegnato.
Ogni anno, il giorno prima del Taisai (cerimonia di commemorazione della morte di O’Sensei) il 29 aprile, gli studenti dell’Hombu vengono da Tokyo ad Iwama. Nel passato insegnavo loro le armi, ma dopo un po’ ho smesso. Poi

l’anno scorso ci ho ripensato e così ho tenuto brevi lezioni di ken e di jo la mattina presto. Gli studenti di Tokyo si alzavano presto apposta e si divertivano, così ho deciso di farlo anche quest’anno. Penso di fare una lezione di taijutsu con cinque o sei dei miei studenti e cinque o sei persone da Tokyo la sera del 28 aprile e il giorno dopo e, se il tempo è bello, faremo anche una sessione di allenamento con ken e jo all’aperto.

Molti nostri lettori sono interessati ad imparare di più su ken e jo. Vengono insegnati al dojo di Yoyogi Uehara a Tokyo, dove insegna suo figlio?
Si. Chiunque desiderasse imparare queste armi dovrebbe visitare il dojo di Yoyogi; credo che sia il mercoledì il giorno dell’allenamento con ken e jo. Sono contento che siate così attivi ad Iwama, continuando così a fornire un eccellente allenamento sulle armi. Questo avrà una grossa influenza tecnica sull’Aikido e penso che sarà un bene per l’arte.

Per cambiare un po’ argomento, abbiamo ricevuto dai nostri lettori molte richieste di informazioni sul Mestro Koichi Tohei, ma non abbiamo avuto la possibilità di parlargli. Lei deve averlo conosciuto appena dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ci può dire qualcosa che ricorda dei giorni in cui il Maestro Tohei era al dojo di Iwama?
Me lo ricordo piuttosto bene. Tohei ha cominciato con l’Aikido ai tempi della scuola, poi partì per la guerra e venne dopo al dojo di Iwama. Ai nostri occhi era un grosso esperto, era il nostro ideale, una persona meravigliosa.

La pratica del Ki no Kenkyukai (Shinshin Toitsu Aikido) comprende lezioni sul funzionamento del ki e dimostrazioni sul braccio inflessibile e sul corpo non sollevabile. Ha mai avuto esperienze di questa pratica con O’Sensei dopo la guerra?
No, mai. E’ un metodo di insegnamento realizzato da Tohei dopo che aveva studiato cose diverse, come lo yoga sotto Tempu Nakamura (1876-1969) dello Shinshin Toitsudo ed il misogi allo Ichikukai. Tohei è colui che ha fatto i più grandi sforzi in quest’area. Dopo il matrimonio cominciò a lavorare e divenne presto troppo impegnato per venire ad Iwama, così convertì in dojo un magazzino nei pressi di casa sua, nella Prefettura di Tochigi. Insegnavo io lì quando lui era troppo impegnato. Poi gli affari gli andarono male e tornò all’Aikido. In seguito partì per gli Stati Uniti dove rimase per un anno, poi alternò tornando in Giappone per un anno e poi negli USA l’anno seguente, e così via. Insegnavo a Tochigi una volta a settimana durante la sua assenza.

images (3)So che il Mestro Kisshomaru Ueshiba si era allenato spesso ad Iwama. Chi altri, tra gli shihan dell’Hombu dojo, si è allenato lì?
Prima di tutti ci fu Tadashi Abe, poi Koichi Tohei e Gozo Shioda, che restò per un po’ con la famiglia. Tutti loro erano stati studenti di O’Sensei prima della guerra. Anche Seigo Yamaguchi rimase qui per un po’. Tetsutaka Sugawara si fermò tre o quattro mesi e Kazuo Chiba due o tre, prima di infortunarsi alla schiena. Penso che Sugawara e Chiba fossero qui allo stesso tempo. Prima della guerra, di solito, il Fondatore studiava armi da solo e non

insegnava quelle tecniche agli studenti. Fu nel periodo di Iwama, in particolare quando rimanemmo solo io e O’Sensei, che cominciò a insegnare armi.

Cosa pensa dell’influenza del Daitoryu nell’Aikido?
O’Sensei fu molto influenzato dal Daitoryu. Si dice che praticando Daitoryu avesse incontrato molti problemi, così provò diverse altre arti, compreso lo Aioiryu, prima della guerra. Quando dopo la guerra riprese a praticare ad Iwama, il suo Aikido era cambiato profondamente. Anche se era stato influenzato dal Daitoryu, ci sono molte differenze tra l’Aikido di O’Sensei ed il Daitoryu. Ad esempio, l’Aikido è insegnato a partire dalla guardia, cosa che non si insegna nel Daitoryu. Neanche il kokyuho. Sebbene il Daitoryu abbia molte tewaza (tecniche della mano), i movimenti del corpo spesso si scontrano con i movimenti dell’avversario. Il Daitoryu non comprende l’idea dell’unità di spada, jo e taijutsu. Sono cambiamenti che O’Sensei ha incorporato durante il periodo di Iwama. Molte tecniche di Daitoryu non erano particolarmente efficaci contro avversari poco allenati nelle arti marziali. Sebbene ci fosse stato un gran numero di tecniche, molte di esse non erano efficaci. Allo stesso modo, a volte sentiamo che ogni tecnica di Aikido comprende le varianti ura ed omote, ma io penso che dovremmo concentrarci su ciò che è più pratico ed efficace. Certamente, alcune tecniche hanno varianti ura ed omote chiaramente distinguibili, ma non dovremmo preoccuparci troppo di quelle che non le hanno. Il Fondatore una volta disse scherzando che non esistono tecniche migliori di koshinage (proiezione con il fianco) e che non si stancava mai anche se la praticava dal giorno alla notte. Kokyunage e koshinage, che una volta erano considerate le tecniche di base dell’Aikido, sono oggi insegnate come tecniche applicate o avanzate. Penso che sia un peccato che questo sia stato necessario per poter preservare le tecniche dell’Aikido.


Traduzione a cura di Pasquale Robustini

Originali in inglese su Aiki News n. 74 e n. 88, oggi nota come aikidojournal.com – testo integrale disponibile per i soli abbonati