Film e libri per budoka

nicoLa nostra arte marziale non è certo la più famosa. Questo anche perché nell’ambito della letteratura e del cinema non è molto rappresentata. Forse ciò è dovuto al fatto che mal si presta alla sopraffazione dell’altro, che sicuramente fa più spettacolo della risoluzione pacifica del conflitto. Infatti in questo articolo non parleremo molto di Aikido ma del substrato culturale in cui si è formato, aiutandoci con due forme d’arte quali la letteratura ed il cinema.

Sicuramente Steven Seagal è riuscito a trasporre l’Aikido nel cinema d’azione utilizzandone tecniche nelle scene di combattimento in modo cinematograficamente efficace. In particolare, nel suo primo film Nico (Above the Law, 1988), interpreta la parte di un poliziotto italo-americano che, come egli stesso nella realtà, pratica Aikido ad alti livelli. Sebbene Seagal sia fermo oggi con l’Aikido, detiene comunque un bel 7° Dan Aikikai. È forse l’unico caso di film holliwoodiano in cui appaiono delle foto di Morihei Ueshiba e il protagonista conduce una lezione di Aikido con tanto di saluto formale, completo di keikogi e hakama.

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Ma non è questo il genere di cui vi voglio parlare. Penso a romanzi e film ambientati nel Giappone feudale che ci aiutino a capire le radici culturali da cui è nato l’Aikido ma anche qualunque altra forma di Budo, ossia la trasformazione di tecniche di guerra, quelle descritte nelle opere di cui parleremo, in qualcosa per accrescere l’individuo.

La rassegna è ovviamente incompleta perché riguarda solo il materiale che ho visto o letto e non pretende in alcun modo quindi di essere una guida esaustiva sull’argomento. Seguiremo un ordine temporale rispetto al periodo di ambientazione delle opere, non rispetto a quello della loro pubblicazione. Quando possibile tenteremo di evidenziare dei legami con l’Aikido o di tracciare le connessioni storiche tra un’opera e l’altra.

7samuraiCominciamo col film più famoso di colui che forse è stato il più grande regista giapponese: Akira Kurosawa. Il suo primo film ambientato nel Giappone feudale, I Sette Samurai (1954), si svolge nel 1587-88. Due samurai, Kambei Shimada (Takashi Shimura) e Gorobei Katayama (Yoshio Inaba) amici da lungo tempo, sopravvissuti a diverse battaglie, decidono di mettere le loro conoscenze marziali a difesa dei contadini di un villaggio costantemente minacciati da un gruppo di banditi. Reclutano altri cinque samurai tra cui il robusto contadino Kikuchiyo (che finge di essere un samurai), interpretato dal grandissimo Toshiro Mifune, forse il più grande attore giapponese della storia. Il capolavoro di Kurosawa offre uno spaccato realistico di come fosse la società giapponese del sedicesimo secolo. Il paese era diviso in feudi spesso in lotta tra loro. I signori di questi feudi, i Daymio, avevano al loro servizio i samurai, con pieno diritto di vita o di morte su di essi, al punto di poter ordinar loro di fare seppuku, il suicidio rituale, senza doverne spiegare le motivazioni. Le guerre civili si succedevano da secoli fra gruppi di feudi alleati tra loro. Questo costringeva i samurai a far fronte al pericolo di morte giorno dopo giorno, affinandone in modo notevole le capacità di combattimento e di spirito, diventate oggi famose come il codice del Bushido. I samurai del film di Kurosawa sono invece dei ronin, dei samurai senza padrone, che decidono di mettersi al servizio di contadini. Proponiamo qui la scena di un duello con spade di legno tra Kyuzo, un samurai che verrà poi reclutato nei sette, e un altro spadaccino che dichiara il primo scambio un pareggio; Kyuzo ritiene che con spade vere l’altro sarebbe morto. Il personaggio insiste ad usare spade vere e Kyuzo lo uccide rapidamente, sotto gli occhi ammirati di Kambei e Gorobei che poi lo recluteranno. L’episodio è ispirato ad una storia riguardante Myamoto Musashi, il più grande spadaccino della storia del Giappone, di cui parleremo in seguito.

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Nel 1590, un paio d’anni dopo il tempo in cui è ambientato I Sette Samurai, i gruppi di potere che dividevano il Giappone vengono uniti sotto la guida di Toyotomi Hideyoshi (il Taiko), il primo ad aver unificato il Giappone completando l’opera iniziata dal suo predecessore Oda Nobunaga. Per un certo tempo ci fu un po’ di equilibrio. Ma il Taiko muore troppo presto lasciando un erede troppo giovane. Il rischio della riesplosione delle guerre civili è alto e il gruppo di saggi lasciato al controllo del paese riesce per breve tempo a mantenere l’equilibrio. Nella guerra che seguirà, uno di loro, Ieyasu Tokugawa, prenderà il sopravvento ottenendo il controllo dell’intero Giappone.

shogunÈ questo il periodo in cui è ambientato il bellissimo romanzo di James Clavell, Shogun (1975). La storia è basata su fatti reali. Nei primi mesi del 1600, un vascello olandese capitanato dal pilota inglese William Adams (John Blackthorne nel romanzo) naufraga sulle coste del Giappone. Dopo un primo scontro culturale, Adams/Blackthorne rimane così affascinato dalla cultura di quel paese da diventare a sua volta samurai e consigliere di Iayasu Tokugawa (ribattezzato Toranaga da Clavell) proprio nel periodo critico che lo porterà al potere come Shogun nel 1603. Il romanzo è interessante anche perché Clavell tenta di immaginare come debba essersi trovato un occidentale del seicento in un paese come il Giappone. Se ad esempio i giapponesi erano dei barbari per gli europei, questi lo erano ancor di più per i giapponesi. In Europa fare il bagno era ritenuto pericoloso in quanto si credeva che l’acqua portasse malattie, quindi si faceva una volta l’anno. Per i giapponesi il bagno era un rituale già acquisito ed era impensabile andare in giro non puliti; il fetore dei barbari pallidi e pelosi era insopportabile. Lo stesso dicasi per l’abitudine orientale di cambiare l’aria delle stanze, specie per una persona malata, mentre in Inghilterra si temeva proprio che l’aria esterna portasse malattie.
Dal canto loro gli occidentali erano sconvolti dalla facilità con cui un samurai poteva far saltare la testa a un contadino solo perché questi non lo aveva salutato correttamente. Basti pensare anche alla dura legge che per reati gravi, come appiccare un incendio in un paese dove le case sono di carta e legno, condanna a morte il colpevole e tutta la sua famiglia.
Il romanzo è stato anche trasposto in una bella serie TV del 1980, interpretata da Richard Chamberlain nella parte di John Blackthorne e Toshiro Mifune in quella di Toranaga. La serie è oggi disponibile in un cofanetto DVD.

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La storia di Shogun finisce con la battaglia di Sekigahara, avvenuta il 21 ottobre 1600, in cui le truppe dell’alleanza capitanata da Ieyasu Tokugawa si scontrarono con quelle del rivale Ishida Mitsunari, fedele alla successione di Toyotomi Hideyoshi. Un cambio di alleanze sul campo portò Tokugawa alla vittoria. In tre anni avrebbe consolidato il suo potere in tutto il Giappone ottenendo il titolo di Shogun, capo militare di tutto il paese, titolo che diverrà ereditario e resterà alla famiglia Tokugawa fino al 1868. La leggenda vuole che il giovane Myamoto Musashi (1584-1645), quello che diventerà il più grande spadaccino di tutti i tempi, avesse combattuto a Sekigahara tra le truppe perdenti, quelle fedeli a Hideyoshi.

musashiLa storia di Takezo Shinmen, il suo nome originale, è riportata nel romanzo Musashi, scritto nel 1935 da Eiji Yoshikawa. Narra della vita del celebre samurai ronin, che fuggito dal campo di battaglia di Sekigahara assieme ad un amico, si ritrova ad essere inseguito dai suoi stessi concittadini in quanto ritenuto un violento e un aggressivo. All’età di 13 anni aveva già ucciso il suo primo avversario, un esperto della scuola Kashima Shinto ryu (quella su cui si fonda molta della spada che noi pratichiamo in Aikido). Nel romanzo viene salvato dal monaco Zen Takuan che lo educa permettendo alle sue qualità profonde di affiorare. Così Takezo diventa Musashi e comincia il suo vagabondaggio nel Giappone alla ricerca della via della spada, sfidando i migliori maestri delle varie scuole di kenjutsu, battendoli tutti. Musashi era famoso per l’uso di due spade, quasi sempre bokken (di legno). Spesso le intagliava nel legno sulla via verso il luogo del duello, arrivando volutamente in ritardo in modo da far spazientire l’avversario. Il romanzo si conclude col duello in cui Musashi sconfigge Kojiro Sasaki, ritenuto tra i più forti spadaccini dell’epoca, noto anche come Ganryu. Come sempre Musashi era di proposito in ritardo ed armato di una spada di legno ottenuta intagliando un remo durante il viaggio. Kojiro, che era al servizio della potente famiglia Hosokawa, aveva una katana particolarmente lunga.

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Il solito Toshiro Mifune ha interpretato una trilogia diretta da Iroshi Hinagaki dal 1954 al 1956. I film, intitolati Samurai  I, II e III, sono immediatamente successivi ad I Sette Samurai e ripercorrono la storia narrata nel libro di Yoshikawa. Questo è un trailer del primo film. Il terzo finisce con la scena del famoso duello con Ganryu che si svolse sull’isola di Funa-jima nel 1612, poi ribattezzata Ganryu-jima.

Dopo la morte di Kojiro Sasaki, Musashi prese il suo posto al servizio presso la famiglia Hosokawa. La stessa famiglia Hosokawa il cui discendente Hideki fu chiamato da Hiroshi Tada per aiutarlo a diffondere l’Aikido in Italia.

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marcos-agguato_all_incrocioIl periodo successivo alla battaglia di Sekigahara, in cui il Giappone viveva la confusione seguita dalla sconfitta di Toyotomi Hideyoshi e i dubbi sul futuro mentre le truppe di Tokugawa imperversavano nel paese per consolidare il loro potere, fa da sfondo ad una trilogia, stavolta letteraria, ad opera di Dale Furutani, scrittore giapponese naturalizzato americano. Il protagonista è Matsuyama Kaze, un ronin alla ricerca della figlia della sua signora, moglie di un Daymio fedele a Hideyoshi, il cui feudo è stato sterminato dalle forze di Tokugawa. Lo stile di Furutani è scorrevole ed avvincente, divertente ed emozionante allo stesso tempo. Si tratta in pratica di gialli ambientati nel Giappone feudale, in cui il samurai protagonista si ritrova ad investigare su delitti che avvengono nei villaggi che attraversa nel tentativo di portare a termine la sua missione. Furutani tesse abilmente le sue trame incorniciandole con descrizioni raffinate delle usanze dell’epoca. Nel primo libro, Agguato All’Incrocio, Kaze e un venditore di carbone incappano in un cadavere trafitto da una freccia all’incrocio di quattro strade. Il carbonaio sarà subito incolpato del delitto ma Kaze non ne è convinto e farà di tutto per portare a galla la verità.

palazzogiadaNella seconda puntata della trilogia, Vendetta al Palazzo di Giada, Kaze assiste ad un’imboscata in cui dei banditi assalgono un commerciante uccidendo la scorta. Kaze riesce a salvarlo ma, portatolo a destinazione, comincia a sentire puzza di bruciato. Il palazzo del commerciante non è il posto rassicurante che gli era stato descritto. Chiunque vi sia ospitato è a rischio di vita…

morteshogunNel terzo romanzo, A Morte lo Shogun, Kaze viene addirittura accusato di aver attentato alla vita di Ieyasu Tokugawa, il nuovo Shogun. La storia si svolge nella città di Edo, l’antica Tokyo, dove Tokugawa aveva spostato la capitale da Kyoto, che rimane la sede dell’imperatore (per questo l’era Tokugawa è anche nota come periodo Edo). Kaze dovrà travestirsi per sfuggire alle truppe dello Shogun e cercare di portare a termine la sua missione.

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After_the_Rain_film_posterNel 1999 Takashi Koizumi, per 28 anni assistente alla regia di Aikira Kurosawa, diresse Ame Agaru (Dopo la Pioggia), basato proprio su un copione scritto dal grande regista giapponese. Il film, ambientato nell’epoca Kyoho (1716-1735), ha come protagonista Akira Terao nei panni del ronin Ihei Misawa, che vaga per il Giappone con l’amata moglie. Si ritrova bloccato in un albergo di campagna durante un temporale che ha causato lo straripamento del vicino fiume. Assieme a lui parecchi viaggatori tra cui un Daymio che, visto come era stato in grado di sedare una rissa tra alcuni suoi uomini, gli chiede di diventare il suo maestro d’armi. Nel frattempo, per ingannare l’attesa, il Daymio organizza una serie di gare col bokken per intrattenere gli ospiti in attesa che il fiume si ritiri.

Il protagonista Akira Terao è molto noto in Giappone per essere un cantante e bassista di successo. I suoi dischi vendono milioni di copie ed è stato più volte premiato per le sue apparizioni cinematografiche, spesso in lavori di Aikira Kurosawa. Famoso per il suo atteggiamento nichilista e per gli occhiali da sole che porta sempre addosso, è soprannominato hoppe, “guancia” in giapponese, per via dei due nei su una guancia. Anche col bokken non è niente male:

https://www.youtube.com/watch?v=2jW8t5jZyEk

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zatoichi-takeshikitanoIn un momento imprecisato del periodo Edo, probabilmente l’era Tenpo (1830-44), è ambientata la storia di Zatoichi, personaggio di fantasia creato da Kan Shimozawa e protagonista di innumerevoli storie, film, serie, cartoni animati e fumetti. Mi piace segnalare però il film diretto ed interpretato da Takeshi Kitano nel 2003. Zatoichi è un massaggiatore cieco abilissimo con la spada. Essendo i ciechi ritenuti perversi e i massaggatori di rango inferiore anche ai mendicanti, Zatoichi non può portare la katana. Ha quindi un bastone in cui si nasconde una spada diritta micidiale e che è in grado di sfoderare e reinfoderare come un fulmine. Nel suo vagabondare, offre la sua asistenza agli abitanti di un villaggio esasperato dal pizzo duvuto alla Yakuza locale. Degna di nota l’originale colonna sonora del film, fatta di ritmi percussionistici derivanti dagli strumenti di lavoro dei contadini, che culmina nel tip tap del finale, al tempo stesso esilarante ed anacronistico. Le scene cruente sono rese leggere e un po’ pulp dall’uso di effetti volutamente esagerati, con schizzi di sangue così rosso da essere chiaramente finto. Coprotagonista è Tadanobou Asano, che impersona un samurai assoldato dai malavitosi e che dovrà scontrarsi con Zatoichi. Asano è stato scelto personalmente da Kitano per questa parte dopo che i due si erano incontrati sul set di Gohatto, di cui parleremo più avanti. Kitano ha preteso che Asano si allenasse alla spada per tre mesi, visto che durante le riprese di Gohatto aveva notato che l’attore aveva bisogno di perfezionare la postura delle anche! Guardandolo in Gohatto, Asano sembra molto bravo con la spada. Se Kitano è riuscito a notare delle imperfezioni in Asano, questo la dice lunga sulle sue capacita di kenjutsu. Infatti anch’egli in Gohatto dimostra di saperci davvero fare…

Asano sarà poi protagonista di Mongol (2007), nei panni di Gengis Kahn e avrà una parte nel Thor di Kenneth Branagh nel 2011, ma eccolo nella scena di combattimento in cui nei panni di Gennosuke abbatte senza pietà un gran numero di rivali del suo clan; da notare il disinvolto ed elegante “chiburi-noto” (rimozione sangue-reinfodero) di Asano alla fine dello spezzone:

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Il film The Twilight Samurai (2002) di Yoji Yamada, è ambientato nel Giappone del diciannovesimo secolo, pochi anni prima della fine del periodo Edo e quindi dello shogunato dei Tokugawa. Il samurai di basso rango Seibei Iguchi (interpretato da Hiroyuki Sanada (che rivedremo l’anno dopo ne L’Ultimo Samurai – vedi più avanti), impiegato come burocrate, vive una vita molto semplice. Dopo la perdita della moglie, ha una figlia e una vecchia madre da mantenere ed è costretto ad un secondo lavoro all’uscita della caserma del suo gruppo di samurai. Quindi al crepuscolo (twilight), quando gli altri samurai vanno a bere sake e a divertirsi dopo il servizio, lui deve andare a lavorare per mantenere la famiglia.

Una serie di eventi lo porta a dover affrontare in duello, suo malgrado, un capitano che importuna la moglie del suo amico di infanzia. Così Seibei spera di salvare l’amico non particolarmente abile con la spada e mantenere l’onore della sua famiglia. Per evitare spargimenti di sangue, Seibei si presenta al duello con la spada corta di legno, di cui è esperto, cosa che offende l’altro samurai che sfodera la sua katana. Ecco il filmato, in cui Sanada domostra le sue notevoli capacità.

Non si tratta del solito film d’azione sui samurai. Il duello è una delle poche scene di combattimento. La pellicola è incentrata sulla vita di tutti i giorni di un samurai in serie difficoltà economiche nel Giappone di fine shogunato. E’ un film raffinato e profondo, concentrato sui valori umani.

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Lo shogunato Tokugawa, quindi il periodo Edo, durò più di 250 anni e fu un periodo di relativa pace. Praticamente tutti i Daymio del paese erano, volenti o nolenti, fedeli ai Tokugawa. Le guerre civili erano terminate e i samurai non erano più costretti a rischiare la vita ogni giorno. Rimasero la casta più potente del Giappone ma dovettero imparare anche i lavori amministrativi che le loro importanti cariche richiedevano. Per questo motivo molti crearono delle scuole (ryu) di arti marziali, bujutsu, in modo da codificare le tecniche affinate durante i secoli di guerra allo scopo di conservarle e tramandarle. Col tempo, l’influenza della dottrina Zen impregnò sempre più la filosofia delle arti marziali e le tecniche di guerra divennero tecniche rivolte al cosiddetto nemico interno, le limitazioni dell’essere umano che ne impediscono il completo sviluppo. Nascevano così le prime scuole di Budo, la Via del Guerriero, intesa più come percorso formativo che come metodi per sconfiggere un avversario.

Una scuola di kenjutsu piuttosto famosa all’inizio dell’800 era la Tennen Rishin ryu, fondata nel 1789 dalla famiglia Kondo. Manteneva una impostazione da combattimento puro ed aveva guadagnato una certa fama nell’area del distretto rurale di Tama. Nel 1849, il 3° soke dello stile, non avendo avuto figli, decise di adottare il suo brillante allievo sedicenne Miyagawa Katsugoro col nome di Kondo Isami (1834-1868).

Kondo_IsamiNel 1860 Isami (a sinistra) sposò Otsune, di famiglia nobile del clan Shimizu-Tokugawa, rimediando così alle sue origini contadine. Un paio di anni prima le “navi nere” del Commodoro Perry della flotta degli Stati Uniti erano entrate nel porto di Tokyo forzando i blocchi ed imponendo un trattato commerciale allo Shogun Iemochi Tokugawa. La cosa non piacque a molti fautori dell’isolazionismo del Giappone e innescò una serie di episodi di violenza contro gli stranieri e contro chi li appoggiasse.

Toshizo_HijikataNel 1863 lo shogunato organizzò un grosso gruppo di ronin da portare a Kyoto per difendere lo Shogun durante una sua visita. Isami aderì assieme ad un gruppo di amici praticanti Tennen Rishin, quali Hijikata Toshizo (a destra), Yamanami Keisuke, Harada Sanosuke, Nagakura Shinpachi e il giovane prodigio della spada Okita Soji. Dopo questo episodio, Kondo fondò con i suoi un corpo speciale noto come Shinsengumi, al servizio dello Shogun e di stanza a Kyoto, sotto la supervisione del clan Aizu.

tabu-gohattoNel 1999 il regista Nagisa Oshima (1932-2013), già noto per il film L’Impero dei Sensi, dirige Taboo (Gohatto), ambientato nella caserma della Shinsengumi, con Takeshi Kitano nella parte di Hijikata e Shinji Takeda in quella di Okita; Kondo Isami è interpretato dall’attore e regista Yoichi Sai. La storia parla di un giovane ed efebico samurai, Sozaburo Kano (Ryuhei Matsuda, allora sedicenne), che viene ammesso nella Shinsengumi assieme a un giovane già invaghito della sua bellezza femminile, Tashiro Hyozo, interpretato da Tadanobu Asano, che sarà coprotagonista di Zatoichi, di cui abbiamo parlato in precedenza. Le gelosie che si sviluppano all’arrivo dei due giovani creano un serio problema di ordine nella Shinsengumi, a cui Hijikata e Okita dovranno far fronte in qualche modo.

Il film è girato con vera maestria, la musica è di Ryuichi Sakamoto e la fotografia è spettacolare; l’introduzione vede degli interessanti scambi con bokken che potete ammirare in questo video, in cui il genio Okita, famoso anche per la sua disponibilità all’allegria, mette alla prova dei samurai candidati ad entrare nella Shinsengumi, tra cui Kano (Matsuda) e Tashiro (Asano).

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Nel 2004 la TV giapponese NHK ha trasmesso la serie televisiva Shinsengumi, che descrive la storia del corpo di polizia di Kyoto con molto dettaglio. La serie è nota per essere stata interpretata da Katori Shingo e altri del gruppo pop SMAP, una boy-band giapponese idolatrata dai giovanissimi. Propongo un video di una selezione di scene che coinvolgono il controverso personaggio Saito Hajime (in origine Yamaguchi Hajime – la coincidenza con i nomi dei due grandi shihan di Aikido è casuale), ritenuto da alcuni una spia all’interno della Shinsengumi, quando in realtà combatté affianco agli Aizu fino alla fine, come comandante della Shinzengumi dopo il ferimento di Hijikata.

Esiste anche in questo caso un film con Toshiro Mifune, nella parte di Kondo Isami, girato da Tadashi Sawashima nel 1969 e prodotto dallo stesso Mifune.

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Matudaira_KatamoriPer quel che riguarda i legami con l’Aikido, è interessante notare che la Shinsengumi operava a Kyoto sotto la supervisione del clan Aizu. Si tratta di uno dei clan fedeli a Tokugawa tra i più potenti e sicuramente il principale dell’area di Kyoto. Il clan Aizu per anni aveva prodotto scuole di bujutsu molto raffinate, alcune anche segrete, in cui venivano addestrati  i samurai dello Shogun e dell’Imperatore. Tanomo_SaigoMolte di queste scuole erano tenute dalla famiglia Takeda, il cui capostipite era Yoshikyo Minamoto, discendente di Yoshimitsu, ritenuto il fondatore dell’Aikijutsu. Yoshikyo si spostò nel villaggio di Takeda e ne prese il nome. Nel 1574 Kunitsugu Takeda, fratello del famoso Shingen Takeda, oppositore di Ieyasu Tokugawa, si era spostato nel distretto di Aizu iniziando una tradizione marziale che comprendeva le tecniche segrete di quello che sarebbe poi diventato il Daito Ryu Aikijujutsu. La Shinsengumi era agli ordini di Matsudaira Katamori (1836-1893) (a sinistra), il capo clan Aizu di quel periodo. Il suo consigliere era il Maestro Saigo Tanomo (a destra), che fu anche uno dei maestri di Sokaku Takeda, il quale notoriamente insegnò l’Aikijujutsu a Morihei Ueshiba.

La Shinsengumi è molto famosa in Giappone ed è stata spettacolarizzata in film, fumetti, libri e serie televisive. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che rappresenta in qualche modo la fine di un’era. Il gruppo speciale era al servizio dell’ultimo Shogun Tokugawa. Alla fine di quel periodo si sarebbe instaurato l’imperatore Meiji (1868), che avrebbe riformato completamente il paese in senso occidentale, eliminando le caste, compresa quella dei samurai.

Sakamoto_RyomaLa lotta tra le varie fazioni, nota come guerra Boshin, che portò a questa grande rivoluzione della struttura sociale giapponese è raccontata molto bene nella serie TV Shinsengumi. Dapprima la Shinsengumi unì le forze ai clan Aizu e Satsuma per combattere il clan Choshu che sfidava lo shogun Tokugawa. Questo primo scontro si risolse senza spargimenti di sangue e il clan Choshu abbandonò Kyoto. In seguito lo shogunato decise che era il caso di combattere i Choshu, ma i Satsuma, sotto la guida di Saigo Takamori (1828-1877), passarono dalla loro parte grazie alla mediazione di Sakamoto Ryoma (1836-1867) (a destra), oggi ritenuto un visionario che sognava un Giappone moderno, senza classi feudali, ispirato dalla rivoluzione degli Stati Uniti e dai principi di uguaglianza tra gli uomini. La guerrà fu un disastro per lo Shogun, che poco dopo si ammalò e morì. Yoshinobu_TokugawaIl successore Yoshinobu (a sinistra) tentò di fare delle riforme ma i movimenti per abbattere lo shogunato, capitanati dai Satsuma e dagli Choshu, erano ormai incontenibili. Anche dopo che l’ultimo Shogun abbandonò il titolo e restituì il potere all’Imperatore, le forze opposte entrarono in una guerra che durò fino al 1869, quando le ultime forze dello shogunato furono sconfitte. Takamori_SaigoNel 1867 l’Imperatore Komei era morto improvvisamente, lasciando il posto al quattordicenne Meiji. Dopo la guerra il nuovo imperatore trasformò il Giappone in un paese più vicino a quelli occidentali. Il suo governo era largamente dominato da politici dei clan Satsuma e Choshu e lo rimase fino a circa la Prima Guerra Mondiale. Ma le riforme lasciarono delusa più di altre quella che era stata la classe dei samurai, il cui scontento esplose nel 1877 nella ribellione di Satusma, guidata da Saigo Takamori (a destra) che tanto aveva combattuto per favorire un’apertura con gli stranieri e le conseguenti riforme.

SAMURAISaigo è il personaggio che ha ispirato i creatori del film L’Ultimo Samurai (2003) diretto da Edward Zwick e tratto da una storia di John Logan. Il samurai ribelle Katsumoto, magistralmente interpretato da Ken Watanabe (Storia di Una Geisha, Lettere da Iwo-jima, Inception), riprende vagamente la figura di Saigo Takamori. Il Giappone è stato riformato e cerca di “modernizzarsi” con l’aiuto delle potenze straniere. Nella realtà si trattava di Gran Bretagna, Olanda e Francia, ma nell film il loro ruolo è quasi interamente sostituito dagli Stati Uniti. Un gruppo ribelle di samurai, che rifiuta di essere cancellato e di consegnare le due spade che ne rappresentano la casta, dà filo da torcere alle truppe imperiali, ancora non bene abituate all’uso delle armi da fuoco. Così un ufficiale americano, Nathan Algren (Tom Cruise), viene assoldato per addestrarli. Nel primo scontro finisce prigioniero dei samurai, ma il loro capo Katsumoto decide di salvargli la vita, interessato a capirne meglio la cultura. Col tempo Algren imparerà ad apprezzare invece la cultura del Bushido e si schiererà con Katsumoto fino alla fine. E’ interessante notare il parallelo tra gli indiani d’America ed i samurai, entrambi prima combattuti, poi apprezzati e rispettati dal protagonista, entrambi ritenuti dei selvaggi dalla propaganda del loro avversario. Mi piace inoltre sottolineare l’interpretazione di Hyroyuki Sanada (l’anno prima protagonista di The Twilight Samurai) nella parte di Ujio, il micidiale samurai fedelissimo di Katusmoto, dapprima molto ostile al Capitano Algren, in seguito fondamentale nell’insegnargli l’arte della spada. In una scena tagliata dalla versione originale, i due si incontrano in precedenza in questa occasione:

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Shinsuke_BeppuIl personaggio di Ujio è forse ispirato da Beppu Shinsuke (1847-1877) (a sinistra), braccio destro di Saigo Takamori, che lo assistette al seppuku in vista della sconfitta, per poi lanciarsi con la katana contro le armi da fuoco dei soldati imperiali. Sanada, che ne offre una splendida interpretazione, ha un’ottima preparazione in arti marziali, avendo studiato Shorinji Kempo, un sistema di difesa giapponese basato sul KungFu Shaolin, e Kyokushin kaikan, uno stile di Karate full-contact. Nel 2010 è apparso nella fortunata serie televisiva Lost e nel 2013 in 47 Ronin (remake del film omonimo giapponese del 1994) assieme a Keanu Reaves e Tadanabou Asano, il coprotagonista di Zatoichi e Gohatto. Tom Cruise è stato invece addestrato alla spada (si dice) da Pascal Guillemin, 6° dan Aikikai, allievo di Christian Tissier, al tempo impegnato in stage da qualche parte nel mondo.

L’Ultimo Samurai descrive la fine della casta dei samurai evidenziandone i valori che però sopravvivono fino ad oggi nelle arti marziali da loro ispirate e praticate in tutto il mondo. Forse alla fine hanno vinto loro…

P. Robustini