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Capire i Grandi Maestri

gouttardNegli ultimi trent’anni ho continuato a tornare a Tokyo ogni anno per allenarmi con i maestri dell’Hombu Dojo ed ogni volta provo la stessa gioia, anche se non sempre le mie aspettative vengono soddisfatte una volta che salgo sul tatami. Ma va bene così. Vista la situazione, ci sono tante domande che spesso mi vengono rivolte, in particolare durante i momenti di socializzazione trascorsi nei locali intorno all’Hombu Dojo, dove spesso i praticanti stranieri si incontrano tra una lezione e l’altra. Il più delle volte mi si chiede “Perché torni a Tokyo ogni anno? Cosa ci trovi? Perché vai sempre a Saku ad allenarti con Endo quando la tua pratica non corrisponde affatto ai principi che lui dimostra?”

gouttardSono tutte domande molto pertinenti, ma esiste una risposta che lascierebbe tutti soddisfatti? Non credo. La maggior parte di noi viene in Giappone per allenarsi con uno in particolare o con diversi Maestri, di solito sulla base di raccomandazioni del propio insegnante. Quando ho iniziato con l’Aikido, mi allenavo con il Maestro Blachon, un judoka formidabile che era passato all’Aikido ma che, grazie alla sua apertura mentale e alla sua alta moralità, mi ha permesso dall’inizio di seguire gli insegnamenti di grandi maestri giapponesi come Noro Masamichi, Asai Katsuaki e Tada Hiroshi nei seminari che tenevano in tutta Europa. Queste esperienze in Svizzera, Italia e Germania mi hanno permesso di apprendere diverse interpretazioni dell’Aikido che condividevano però le stesse basi: rigore, forza di volontà e accettazione del ruolo dell’uke. In seguito, quando Christian Tissier tornò dal Giappone, sono rimasto affascinato dalla sua pratica e non l’ho mai abbandonato sin da allora, anche se i nostri incontri sul tatami non sono oggi così frequenti come una volta.

Il Maestro Christian Tissier

Prima di spiegare perché ancora oggi torno a Tokyo ogni anno, vorrei chiarire perché non sono più così presente sul tatami di Christian Tissier come una volta. Il fatto di averlo seguito così a lungo, di aver riflettuto così tanto sui suoi insegnamenti, di aver provato così duramente ad emularlo durante i miei primi anni di insegnamento, mi ha permesso di capire il suo approccio e di apprendere la sua ricerca. Capisco che una tale affermazione possa apparire presuntuosa, ma non c’è dubbio che ognuno di noi abbia un’idea ben precisa del percorso del proprio insegnante, anche se questa idea può essere molto diversa da quella dell’insegnante stesso o da quello che realmente egli stia cercando di dimostrare. Quando vediamo un insegnante, creiamo nella nostra mente un’interpretazione di ciò che gli vediamo fare e delle esperienze acquisite stando con lui. Questo ci fa crescere. Uno studente diverso, osservando lo stesso insegnante, durante le stesse lezioni, ma con una sensibilità diversa, potrebbe tradurre attraverso il proprio corpo queste percezioni in modo differente. Per me l’aspetto più importante è che Christian Tisser ha donato alla mia pratica una intelligenza tale da permettermi di incontrare altri insegnanti ed apprendere da loro anche se hanno sensibilità molto dofferenti. Per questo sono molto grato al Maestro Tissier. Naturalmente, non ho capito immediatamente tutti questi insegnanti, per alcuni mi ci è voluto più di altri, una sorta di periodo di adattamento. Ancora più importante, mi è servito il contatto con i loro studenti più vicini e più avanzati, dato che sono convinto che per capire davvero un Maestro (ammesso che questo fosse realmente possibile) bisogna allenarsi con chi ha ricevuto il suo insegnamento soltanto. Credo molto nel concetto di emulazione, quello che permette a un allievo di costruirsi allo stesso modo in cui un bambino imita i gesti e le parole dei genitori attraverso le sue percezioni visive ed uditive. Così, un po’ alla volta, mentre il tempo passa, il praticante evolve e cambia sia fisicamente che mentalmente. Vede ancora il suo insegnante con piacere ed ammirazione, ma i punti essenziali della sua ricerca non sono più esattamente gli stessi che lo hanno portato a seguire ininterrottamente quell’insegnante all’inizio della pratica.

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Philippe Gouttard e Christian Tissier

Il mio interesse per l’Aikido di Christian Tissier mi ha dato una fantastica precisione nell’esecuzione delle tecniche. Oltre alla soddisfazione di riuscire in queste tecniche, ha creato degli schemi molto precisi da cui cerco di non allontanarmi mai. Si tratta essenzialmente di essere sempre mobili usando il corpo nella sua interezza e, cosa più importante, mettere in pratica il concetto fondamentale dell’Aikido noto come Tai sabaki. Il Maestro Tissier mi ha consentito di costruire il mio lavoro di gambe, le mie anche, cose cruciali per assicurarsi un corpo che rimanga giovane e mobile. Si diventa vecchi quando un giorno il corpo comincia a fare un movimento in meno del giorno prima. Per evitarlo, il praticante deve rilassare il corpo ed usare l’insieme dei suoi muscoli ed articolazioni alla loro massima ampiezza. E’ ovvio che col tempo l’esperienza e l’età ci permettono di ridurre la quantità di pratica. Anche la velocità diminuisce con l’età, ma l’unica cosa che non dovremmo mai limitare è l’ampiezza di movimento delle articolazioni. Per me questo è lo scopo della nostra arte, fare in modo da consentire al nostro corpo lo stesso volume di pratica, la stessa apertura, anche se la velocità e la mobilità diminuiscono. Ma per arrivare a questo il corpo deve essere rilassato e libero da tutte le tensioni prodotte dall’allenamento.

“Perché torni ancora ad allenarti all’Honbu Dojo?”

La risposta cambia ogni volta che prenoto un volo per Tokyo. Per prima cosa c’è il desiderio di andare ad allenarsi per 3 o 4 ore al giorno e per mantenere i contatti con quegli insegnanti che una volta erano compagni di allenamento. C’è anche la curiosità di vedere se il mio corpo che invecchia riesce ancora a sostenere i ritmi di allenamento imposti dai Maestri ai loro studenti. Ogni volta che entriamo nel Dojo c’è sempre una po’ di preoccupazione: ce la farò a passare tutta l’ora con partner più giovani e più in forma? La mia tecnica sarà piacevole per loro e riceveranno quello per cui sono venuti ad allenarsi con noi?

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Philippe Gouttard

Ogni volta che salgo sul tatami dell’Hombu Dojo, penso al Maestro Yamaguchi che mi ha dato così tanto ed ha fatto di me un aikidoka libero. Per libero non intendo libero di fare come mi pare, intendo libero di accettare qualunque cosa, da chiunque. Spesso mi ritrovo a dire ai miei studenti: “Non bisognerebbe essere sorpresi da un attacco a sorpresa. Bisognerebbe arrivare ad una tecnica così irreprensibile che ci permetta di accettare qualunque tecnica non familiare da qualunque praticante non familiare”. Il Maestro Yamaguchi, attraverso il suo comportamento sia sul tatami che fuori, mi ha dato esattamente questo dono: trasmettere la tecnica senza forzare lo studente a fare quello che faccio io, ma al contrario consentirgli di sviluppare il suo sistema, le sue sensazioni, anche se mi sembrano sbagliate, dato che non lo sono per lui. Dobbiamo accettare questo.

Il Maestro Endo

Quando torno a Saku per incontrare il Maestro Endo, sono in un particolare stato mentale, anche se il mio corpo e la mia ricerca mi hanno fatto prendere una direzione in qualche modo diversa da quella del Maestro. Ricordo la prima volta che incontrai il Maestro Endo sul tatami; era durante una lezione del Maestro Yamaguchi. Il Maestro Endo era rimasto seduto in seiza sul pavimento di legno per un bel po’ quando improvvisamente si alzò e venne a praticare con me ed il mio partner. Non abbiamo mai saputo perché fosse venuto. Fu un’esperienza meravigliosa, anche se non sono mai riuscito a completare una tecnica su di lui. Sembrava estremamente pesante ed impossibile da muovere. Nonostante ciò non ho mai dimenticato quel momento, che conservo nella mia mente come una delle più grandi esperienze della mia carriera di aikidoka.

Seminario a Parigi con Yamaguchi (Philippe Gouttard è il primo uke)

Penso che sia quel preciso istante, scolpito nella mia memoria corporale, che agisce come un filo che mi collega a lui. Anche se è difficile ammetterlo, devo dire che da quel giorno in poi ho provato duramente ad imitarlo. In seguito, dopo qualche anno, ho preso un po’ le distanze perché non ero particolarmente attratto dall’uomo, anche se il maestro era ancora affascinante come sempre. Circa quindici anni fa cominciai a tornare alle sue lezioni all’Hombu Dojo ed ai seminari di Saku per poter sentire le sue tecniche, capire il suo lavoro e la sua ricerca su di esso. Ha sviluppato tutto attraverso il rilassamento. Naturalmente tutti gli insegnanti parlano di provare ad essere rilassati e centrati, ma il Maestro Endo è uno dei pochi ad esserlo per davvero e riesce a proiettare senza sforzo partner notevolmente più forti e pesanti di lui. Ho già parlato del fatto che gli studenti non sono nello stesso stato mentale quando attaccano un Maestro al centro del tatami o nel proprio angolo del dojo. A prescindere dalla situazione, il Maestro Endo è sempre ben posizionato e proietta il suo uke con potenza, precisione e disponibilità.

Durante i suoi seminari a Saku c’è sempre una dimostrazione da fare. Per anni ho avuto la fortuna di fare da uke al Maestro Endo e ricordo con affetto quelle proiezioni in ogni direzione. Poi, con l’età e l’esperienza, sono diventato Tori io stesso e ho proiettato io i miei partner alle dimostrazioni. Tutte le volte il Maestro Endo mi ha sempre detto che avevo usato troppa forza e troppe spalle. Prendo sempre queste osservazioni con molta serietà, anche se a volte mi sembrano un po’ esagerate. E comunque il Maestro ha sempre ragione e sta a me fare quel che è necessario perché la prossima volta la correzione non sia identica alla precedente. Questa è una delle ragioni che mi fa tornare da lui: dentro me stesso spero di fare le cose bene in modo che un giorno gli sentirò dire: “Così è meglio, hai usato meno forza e meno spalle”.

Dimostrazione a Saku (Philippe Gouttard a 7:20 min)

Il Maestro Yamaguchi

Ricordo che quando il Maestro Yamaguchi morì, il secondo Doshu Ueshiba Kisshomaru tenne un discorso molto toccante dicendo che una delle sue gioie più grandi fu quando il Maestro Yamaguchi gli disse: “Questa è stata una dimostrazione bellissima”. Era felice, lui, il Doshu, colui che si suppone sia il massimo dell’arte. Credo che Ueshiba Kisshomaru fosse conscio delle proprie capacità e del livello del Maestro Yamaguchi ed il riconoscimento di un suo pari come Yamaguchi deve averlo toccato nel profondo. Forse è questo che sto cercando, lo stesso tipo di riconoscimento dal Maestro Endo. Ma se non arrivasse mai tornerei comunque ad allenarmi da lui ogni anno, finché il mio corpo non mi costringerà a fermarmi. E tornerò senza risentimenti od amarezze verso il Maestro.

seigo-yamaguchi-and-philippe-gouttard-01Capire un Maestro

Credo che per fare progressi in Aikido bisogna connettere il filo che ci unisce alla nostra meta. Personalmente io non riesco ad accontentarmi soltanto di un allenamento “soddisfacente”. Per me è fondamentale allenarsi con diversi maestri perché la difficoltà nell’apprendere quel che mostrano mi forza a lavorare sul mio corpo in modo diverso dal solito. Questo esercizio mi aiuta a capire, attraverso le difficoltà, la bellezza di quello che sto facendo. Ho raggiunto la conclusione che per potermi davvero divertire sul tatami, praticare con insegnanti per me non familiari è essenziale. Non voglio adagiarmi sugli allori, ma voglio portare il mio corpo alla sofferenza, alla ricerca e alla difficoltà, così da aiutarmi a progredire.

Anche se il Maestro Yamaguchi rimane colui che mi ha ispirato anche dopo la sua scomparsa, il Maestro Endo è per me una sorta di Everest dell’Aikido, qualcuno che sto cercando di raggiungere. Tornare regolarmente a vederlo è per me un dovere verso l’Aikikai, la casa che mi ha dato così tanto, e verso il Maestro Yamaguchi, colui che mai lasciò il quartier generale dell’Aikido per creare un suo dojo. Ma cosa ancora più importante, dato che il Maestro Endo ha studiato così a lungo con lui, sento che studiando sotto al sua direzione posso restare all’interno del percorso tracciato dal Maestro Yamaguchi.

Per finire, vorrei ringraziare il Maestro Tissier perché è lui che mi ha permesso di crescere in questo particolare tipo di lavoro, che mi ha dato i mezzi per goderne a pieno e che ha ispirato in me il gusto di cercare di passarlo agli studenti che hanno fiducia in me sul tatami.


Articolo di pubblicato in inglese su GuillaumeErard.com

Traduzione in Italiano a cura di Pasquale Robustini


Per approfondire:

Intervista con Philippe Gouttard

Il tocco liberatorio (di Philippe Gouttard)

Allenamento all’Aikikai con Philippe Gouttard (di Guillaume Erard)