Buon Natalis Solis e Kado Matsu a tutti!

stonehengeE’ noto come il Natale cristiano sia stato “posizionato” dalla Chiesa appena dopo il solstizio di dicembre, nella accorta opera di sovrapporre ad ogni festa pagana una festa cristiana, così come aveva fatto con le chiese costruite sui templi romani. La festa pagana del solstizio d’inverno (21 dicembre) era festeggiata sin da tempi immemori. Il sole raggiunge il suo punto più basso dell’anno a mezzogiorno sull’orizzonte il 21 dicembre (considerato astronomicamente l’inizio dell’inverno) e sembra fermarsi lì per pochi giorni (solstizio : il sole che “staziona”), poi “riparte” – ed è proprio questa la chiave di lettura. Si ricomincia, nuova vita, si va verso un tempo migliore. In occidente come in oriente, si festeggia l’inizio della fine della notte artica, un periodo duro e buio (il giorno più corto, dopo il quale le giornate si riallungano), salutando l’inizio di uno migliore, più luminoso e ricco di speranza.

equinozio di primaveral tempo che precede il solstizio d’inverno e le feste ad esso collegate, dal Natale al Capodanno, è un periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, tra il sole che sta morendo e il nuovo che deve “risorgere”. La Chiesa ha trasformato questo periodo con la liturgia dell’Avvento, che consta di quattro domeniche, simboli dei 4.000 anni mitici di attesa del Messia dopo la Caduta originale.

Avviene tutto nel mese di dicembre (che deriva da 10, come settembre, ottobre e novembre da 7, 8 e 9), che era l’ultimo dei 10 mesi dell’anno degli antichi romani. Secondo alcuni studiosi, si tratta dell’eco delle celebrazioni dei popoli di lingua indo-europea, che riflettevano il ciclo dell’anno nelle regioni intorno al polo artico da dove provenivano secondo la tradizione: dieci mesi di luce cui seguiva la lunga notte polare di due mesi (gennaio e febbraio, aggiunti in epoca romana da Numa Pompilio, secondo tradizione).

ForumRomanumNel periodo pre-solstiziale, si celebravano a Roma i Saturnalia, la festa in onore del dio Saturno: dapprima il 17 dicembre, poi per sette giorni fino al 24 dicembre, cioè alla vigilia del Natalis Solis, del Natale del Sole, festa solstiziale perché anticamente i Romani stabilirono questa festa non nel giorno esatto della conversione solare, ma nel giorno in cui il ritorno del sole, dal sud al nord, appare chiaro agli occhi di tutti.
I Saturnalia erano la ricorrenza più festosa dell’anno. Gli schiavi erano temporaneamente liberi di far quel che credevano, venivano scambiati doni. Quel clima festoso, su cui regnava Saturno, celebrava la notte “artica”, la notte solstiziale, il momento di passaggio e di rinnovamento annuale
in cui si ristabiliscono simbolicamente le condizioni anteriori all’inizio.

Un mito induista narra che Vishnu in forma di pesce apparve – alla fine del ciclo che ha preceduto il nostro – a satyavrata, il futuro Manu o Legislatore, annunciandogli che il mondo stava per essere distrutto dalle acque. Poi gli ordinò di costruire l’arca nella quale si dovevano rinchiudere i germi del mondo futuro; e infine guidò l’arca, con Satyavrata a bordo, sulle acque durante il cataclisma. Pare che Satyavrata abbia la stessa radice di Saturno. Sicché il mito induista potrebbe confermare questa funzione del dio.

Era Yama in India, Yina Xsaeta nell’Avesta antico-iranico (nome che in persiano è diventato Jamshid), Saeturnus e poi Saturnus in latino. Saturno o Kronos era noto sotto molti nomi come il Sovrano dell’Età dell’Oro. Era il Signore della Giustizia e delle Misure.

saturnaliIl rituale dei giorni natalizi segna il rimescolamento, il passaggio, la notte da cui dovrà sorgere la nuova alba. Questa confusione è tipica di ogni “capodanno” e anche il Carnevale, erede per tanti aspetti dei Saturnalia, è un “capodanno”. Saturno regna su queste contraddizioni solstiziali, ma regna anche con un ambiguo sorriso, quello di Colui che ha le chiavi del Grande Gioco cosmico. Egli infatti è il dio che chiude un ciclo e ne apre uno nuovo, che ritira simbolicamente i dadi dalla tavola e li rigetta formando nuove combinazioni. Non si è parlato a caso di dadi: non è soltanto una metafora, perché il gioco d’azzardo era strettamente connesso con il dio, tanto che a Roma era permesso giocare soltanto durante i Saturnalia. Con il tempo, il gioco d’azzardo è stato introdotto nel banchetto privato e considerato un divertimento privato. Ma all’origine era sacro. La tombola dei giorni natalizi non è altro che il ricordo del Grande Gioco del dio e parallelamente del gioco-oracolo con il quale anticamente, e non soltanto a Roma, si cercava di capire la nostra collocazione nel cosmo. Persino i comportamenti più banali, come ad esempio l’usanza di sbarazzarsi degli oggetti inservibili nella notte di San Silvestro, o la confusione euforica delle ore che precedono il Capodanno sono un segno che certi archetipi sono radicati nella psiche e non soggetti all’usura del tempo. D’altronde non si dice anche “Anno nuovo, vita nuova”? Pare un detto banale, eppure si ricollega perfettamente ai giorni su cui regna enigmaticamente Saturno.

Secondo la leggenda giapponese, l’inverno è dovuto alla prigionia della dea del sole Amaterasu, rinchiusasi in una grotta. La sventurata viene convinta a uscire solo dopo alcuni mesi, proprio in coincidenza con il solstizio:

amaterasu_omikami5Susa no Wo era stato insignito della missione di sviluppare il materialismo e purificare il karma che si sarebbe creato nel processo, ma egli rifiutò e fu bandito dal Paradiso. Si arrabbiò così tanto che scuoiò vivo un cavallo e gettò la sua pelle insanguinata nella casa di Amaterasu, tra le donne che cucivano i kimono. Amaterasu ne fu così sconvolta che scappò in una grotta chiudendosi dentro con una grossa pietra. Ciò fece sparire il sole sia dal mondo terreno che dal Paradiso, nascondendo i princìpi della spiritualità di cui Amaterasu era portatrice. Sul mondo calò così il buio dell’assenza di spiritualità, della supremazia del materialismo, che portò al caos. Per rimediare a ciò, gli dei decisero di organizzare una festa. Chiesero alla dea Ame no Uzume di esibirsi in una danza erotica. Tutti gli dei gioivano tanto rumorosamente che Amaterasu, nella grotta, fu incuriosita da tanta felicità nel mondo senza la sua luce e si avvicinò alla porta per chiedere cosa stesse succedendo. Le fu detto che che c’era una dea più grande di lei ed ingelosita si affacciò alla porta per vederla, solo per essere accecata dalla sua stessa luce riflessa in uno specchio appositamente posizionato. Ame no Uzume approfittò del momento per prendere Amaterasu e trascinarla di nuovo fuori dalla grotta ad illuminare il mondo. Per ringraziarla dei suoi sforzi, i fedeli shintoisti si recano in pellegrinaggio al santuario di Ise Jingu dal 15 al 25 dicembre, per offrire alla dea cibo e sete preziose e comporre haiku in suo onore.

japanese-new-year-decoration-kadomatsu-bigPer il Nuovo Anno i giapponesi mettono rami d’abete sulle loro porte; è il periodo di kado matsu (kado: porta; matsu: abete). I kadomatsu vengono esposti da dopo Natale fino al 7 gennaio. Il Natale è festeggiato informalmente la sera del 24, di solito a cena con un compagno/a o fidanzato/a, non con la famiglia. Il 25 dicembre è un normale giorno lavorativo. Comunque il mese di dicembre nelle città appaiono addobbi natalizi e alberi di natale, nonché fantastiche illuminazioni. Anche in Giappone è d’uso scambiare regali con amici e familiari. L’Epifania è sconosciuta, ma il capodanno ha una sua tradizione antica che prevede l’esposizione dei kadomatsu, una coppia di vasi contenente rami d’abete, bambu e altro a seconda delle regioni, per dare il benvenuto allo spirito divino. In origine era lo spirito che proteggeva i raccolti (toshigami), quindi era un rito per propiziarli. il 15 gennaio (a volte il 19), i kadomatus vengono bruciati per lasciar liberi i kami (gli spiriti divini).

Il kototama “Ka” significa “spirito”; “do” (derivato da “to”) significa “fermarsi” o “riuscire nella la comprensione spirituale”. “Ma” è la “sincerità” o la “realtà”; tsu è “avvicinarsi a cicli alla materializzazione”. Quindi matsu è la vibrazione dello spirito umano che si spinge contro ogni difficoltà per manifestare pace e felicità su questa terra. E’ aspettare l’evoluzione spirituale e la riunificazione dei popoli del mondo. Quindi “kado matsu” significa aspettare che lo spirito divino si fermi alla casa dove sono esposti i rami.


Fonti:

I Saturnalia – di Alfredo Cattabiani

Shinto, i principi spirituali dell’Aikido – di William Gleason

Il Sole 24 Ore Viaggi